Siamo davvero soli nell’universo? Questa è una domanda retorica per molti scienziati i quali non soltanto hanno già risposto con diverse teorie, ma lo hanno dimostrato in diversi modi che non è ovviamente plausibile. In particolare grazie all’equazione di Drake possiamo anche sapere con relativa certezza quante siano le forme di vita intelligenti più vicine a noi. Allora la domanda veramente interessante è: siamo mai venuti a contatto con entità extraterrestri? Sebbene per molte persone questa sia una domanda ancora molto in discussione, in realtà per diversi scienziati la risposta è un contundente SI i quali, da uomini di scienza, si affidano ai fatti e in particolare questo contatto sarebbe avvenuto attraverso il famigerato “Segnale Wow!”.

Nei primi anni 60 Philip Morrison e Giuseppe Cocconi, due astrofisici della Cornell University, si interrogarono su quale metodo una possibile civiltà extraterrestre avrebbe usato per contattare altri esseri intelligenti. Tra le diverse ipotesi quella più plausibile secondo i loro studi fu che questo metodo comprenderebbe i segnali radio, dal momento che questi richiedono relativamente poca energia per viaggiare in punti lontani dello spazio. Inoltre degli esseri intelligenti sceglierebbero un messaggio semplice e conciso usando la matematica come linguaggio di comunicazione principale e un tipo di codifica binario. Ma l’ipotesi più interessante che fecero Cocconi e Morrison fu suggerire che la frequenza di trasmissione per la comunicazione sicuramente sarebbe la stessa di quella emessa dall’idrogeno perché è l’elemento più comune del cosmo e corrisponde a 1420 Mhz. Sulla base di tutte queste ipotesi, negli anni 70 e anche grazie al finanziamento della NASA, nacque il SETI, acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence, un progetto dedicato alla ricerca appunto di forme di vita intelligenti extraterrestri nella nostra galassia. Uno dei fondatori più importanti del progetto nonché ancora direttore è Frank Drake insieme al suo ormai defunto collega Carl Sagan. In tutti questi anni il SETI, attraverso potentissimi radiotelescopi, si dedicò alla trasmissione di diversi messaggi a punti distanti anche migliaia di anni luce da noi. Questi messaggi contenevano informazioni sul nostro pianeta e sulla nostra civiltà come coordinate del nostro sistema solare, una descrizione breve sulla composizione organica degli esseri sulla Terra e altre informazioni codificate, ma la parte più interessante di questo progetto è l’ascolto, cattura e analisi dei diversi segnali elettromagnetici provenienti dal cosmo. Questo perché forse diverse civiltà a noi sconosciute da migliaia di anni stanno cercando di mettersi in contatto con noi…

Sono trascorsi quasi 40 anni da quel 15 di agosto del 1977, data in cui il radiotelescopio Big Ear situato nell’Ohio, Stati Uniti, catturò un segnale proveniente dalla costellazione del Sagittario. Tale segnale viene ricordato come il più importante mai giunto sulla Terra e quello che per molti è la prova più concreta dell’esistenza di forme di vita intelligenti fuori dal nostro corpo celeste. Erano esattamente le ore 23 e 16 nella costa orientale degli Stati Uniti, quando l’elaboratore dell’osservatorio, un IBM 1130 che aveva una memoria RAM di 32 kb e un hard disk di 1 Mb, catturò uno strano segnale che aveva una potenza trenta volte superiore a quelle normalmente campionate e registrate dai radiotelescopi. Successivamente i dati vennero trasformati in codici alfanumerici e stampati su un foglio e a differenza di come viene spesso raccontata questa storia in realtà non se ne accorse nessuno di questo fatto fino a qualche giorno dopo. Infatti circa 48 ore dopo l’allora 37enne Jerry Ehman, un astronomo e investigatore presso l’università dell’Ohio che era volontario del Big Ear, posò gli occhi su ciò che era stato impresso dal calcolatore. Di certo possiamo solo immaginare la gioia e l’emozione che aveva investito Jerry quando vide quel voglio di carta in cui il segnale trasformato in codice alfanumerico annunciava 6EQUJ5. Senza pensare Jerry prese la sua biro rossa e scrisse la parola “Wow!” come espressione di stupore, nome con cui poi questo segnale verrà ricordato fino ai giorni nostri.

Il signor Ehman entusiasta si mise in contatto con il direttore dell’osservatorio John Krauss e il suo collaboratore Bob Dixon e pure loro rimasero esterrefatti dinanzi a tale scoperta. D’altronde tutti loro lavoravano al progetto SETI e dopo quasi 10 anni finalmente erano giunti a  una svolta epocale: non siamo soli nell’universo e possiamo metterci in contatto con gli extraterrestri. Il segnale Wow! è sorprendente non soltanto perché è più unico che raro ma anche per diversi aspetti che ora andremo ad analizzare. Innanzitutto la durata. Si tratta di un segnale radio di esattamente 72 secondi che corrisponde all’intera finestra di ascolto impostata al Big Ear, quindi probabilmente il segnale originale aveva una durata superiore a 72 secondi. L’intensità di questo segnale come anzidetto è notevole, gli esperti dicono che sia di circa 30 volte superiore al rumore che Big Ear normalmente catturava trasformando il segnale Wow! nell’anomalia più intensa mai registrata da un radiotelescopio in tutta la storia dell’uomo. Come ciliegina sulla torta, la frequenza con cui era stato trasmesso era esattamente 1420 Mhz, ossia la frequenza dell’idrogeno neutro come ipotizzato da Cocconi. Non poteva e non può essere solo una coincidenza…

Ma chi stava cercando di stabilire una comunicazione con noi? Presi dal fermento della scoperta tutti i radiotelescopi a disposizione del SETI vennero messi in ascolto e tutti gli astronomi del mondo setacciarono ogni angolo nella zona della costellazione del Sagittario. Gli investigatori del Big Ear, che conoscevano l’esatta posizione da cui era giunto il segnale, analizzarono le coordinate indicate e fu sorprendente sapere che il segnale sembrava provenire da un punto a nordovest dell’ammasso globulare M55 e più precisamente giunsero alla conclusione che proveniva dal gruppo di stelle Chi Sagittarii dove i corpi celesti distano mediamente dalla Terra 600 anni luce. Negli anni a seguire fino ai giorni nostri diversi furono i tentativi e i progetti avviati per cercare di cogliere questo segnale e altri simili provenienti dal cosmo… Tutti tentativi fallimentari purtroppo.

  • Nel 1987 e nel 1989 Robert Gray, ricercatore presso l’Oak Ridge Observatory, non ottenne nessun risultato.
  • Luglio 1995. L’allora direttore esecutivo del SETI, il dottor H. Paul Shuch, tentò di ascoltare il famigerato segnale con un radiotelescopio di 12 metri presso il National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, West Virginia: nessun risultato utile.
  • Gray fece altri tentativi nel 1995 e nel 1996 utilizzando per l’occasione il Very Large Array situato nel New Mexico ma anche in questo caso gli unici segnali che arrivarono dal cosmo furono rumore spaziale.
  • 1999. il Dr. Simon Ellingsen insieme a Gray, utilizza il radiotelescopio di 26 metri presso l’osservatorio Mount Pleasant Radio e non ottenne alcun risultato positivo.

Questi sono solo alcuni dei tantissimi tentativi andati a vuoto, il segnale Wow! non è mai più stato registrato da alcun radiotelescopio. Oggi il SETI è impegnato in diversi progetti ma non è più finanziato dalla NASA ed è stato più volte messo in discussione da esponenti della comunità scientifica. Invece diverse sono le ipotesi prese in considerazione per tentare di spiegare quel segnale così incredibile. lo stesso Ehman, colui che fece la scoperta, si è sempre dimostrato abbastanza scettico riguardo al segnale Wow! tant’è vero che in un intervista del 1994 al magazine Cleveland Plain Dealer disse senza ombra di dubbio: “Dovremmo aver visto il segnale di nuovo dato che lo cercammo più di cinquanta volte all’epoca. Qualcosa mi suggerisce che si trattò di un segnale di origine terrestre e che è stato riflesso da qualche spazzatura spaziale come detriti di satelliti”. Quindi  secondo Ehman si tratta di un segnale terrestre anche se bisogna ammettere che per una serie di fattori l’ipotesi descritta da egli è alquanto improbabile. Ovviamente ci sono anche persone che affermano che quel segnale sia stato dovuto ad una trasmissione da parte di un’astronave extraterrestre che si trovava in quell’esatta posizione quarant’anni prima ed è per questo che non è mai più stato riprodotto. A partire da qui ci sono centinaia di teorie sempre più affascinanti quanto bizzarre che parlano addirittura di mostri cosmici Lovecraftiani come possibili sorgenti del segnale Wow!.

Una delle teorie oggi più accreditate risale a qualche mese fa ed è stata formulata da Antonio Paris, professore di Astronomia del St Petersburg College in Florida ed ex analista per il dipartimento della difesa americana. Egli non solo formula un’ipotesi del tutto nuova e diversa dalle altre ma è anche deciso a dimostrarla.  Secondo Paris il segnale captato circa quarant’anni addietro è stato causato da due comete, la 266P/Christensen e la P/2008 Y2 e le cui traiettorie per coincidenze fortuite si trovavano nella finestra spaziale di ascolto del Big Ear, quindi il segnale Wow! sarebbe in realtà provocato dall’idrogeno rilasciato dal loro nucleo. La ragione per cui a nessuno all’epoca venne in mente tale ipotesi è che queste due comete sono state scoperte rispettivamente nel 2006 e nel 2008 perciò la loro esistenza era del tutto ignota agli scienziati. Per dimostrare la sua teoria Paris fa una previsione: “Nel 2017 e nel 2018 le comete attraverseranno di nuovo la finestra spaziale in cui si trovava in ascolto Big Ear nell’agosto del 1977 e si produrrà di nuovo un altro segnale Wow!”. Per poter dare una spiegazione definitiva a questo caso quindi ci tocca aspettare ancora uno o due anni, ma fino ad allora il segnale Wow! è forse l’unica prova tangibile che si ha dell’esistenza di forme di vita extraterrestri. [Fonte]

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