Si fa un gran parlare e scrivere in questi giorni sul diniego di Apple nel fornire l’accesso ad un iPhone bloccato e che sarebbe stato di proprietà  di uno dei due attentatori di San Bernardino, USA e ritrovato sul luogo dell’attentato che ha prodotto morti e feriti.

L’FBI, si proprio quelli che guardavano da un’altra parte mentre il loro Stato cadeva sotto i colpi del terrorismo dell’11 Settembre, avrebbe chiesto, o meglio obbligato, Apple a sbloccare lo smartphone di Apple e rendere accessibili in futuro tutti i loro prodotti in nome della lotta contro il terrorismo che da anni infesta USA e Paesi occidentali. Insomma: sbloccarne uno per comandarli tutti. Il Sacro Graal dei servizi segreti, secondo lo la soluzione ad ogni problema di sicurezza contro le odiose password custodi di vitali informazioni. E’ la creazione di una backdoor, cioè un accesso sempre disponibile per il bypass di ogni protezione. Wow!

Ne ho lette di ogni tipo: dalle sparate di Donald Trump alle castronerie demagociche e populiste di Severgnini al quale raccomandiamo di documentarsi un poco quando affronta certe tematiche tecniche. A volte non basta vendere fumo all’odore di incenso, a volte bisogna sapere prima di scrivere.

La questione della privacy è il fulcro di questa storia e la domanda è una sola: si può compromettere la libertà delle persone, di tutte le persone in nome di una lotta contro un nemico che, radicato al nostro tessuto sociale, ci combatte con ogni mezzo? La risposta è una sola: no.

La nostra libertà, i nostri intimi pensieri, i sogni e desideri non possono, non deveno essere sacrificati in nome di un tentativo, perché alla fine questo è, che solo potenzialmente potrebbe essere d’aiuto nella lotta al terrorismo.

Nella storia moderna dei Governi e dei servizi segreti non c’è mai stato un solo momento in cui un metodo di controllo e coercizione non sia stato usato a sproposito dagli albori fino ad oggi. Governi di ogni dove hanno abusato dei poteri di controllo sulla libertà delle persone: imprigionando, torturando ed uccidendo innocenti. In nome della libertà hanno sottratto la libertà. E’ questo il paradosso. Ora non abbiamo imparato nulla? Ora ci chiedono, chiedono ad Apple e agli altri che se sarà creato un mezzo per “sbloccare” i contenuti legittimi dei proprietari di iPhone appartenuti a terroristi questo mezzo sarà usato solo “a fin di bene”? Quante volte abbiamo sentito questa storia? Quante volte?

Siate buoni voi giornalisti, pennivendoli d’accatto che per raggranellare qualche spicciolo vi prodigate nell’indicare il nuovo cattivo in Apple mentre fate la parte dei giusti, degli eroi disposti a diventare martiri di un populismo vomitevole. Oggi è uno smartphone, domani le chiavi di casa e poi cos’altro? Il nostro genoma? Se domani fosse il governo cinese a chiedere lo sblocco di un iPhone per presunti terroristi, ma che magari sono attivisti o dissidenti ? Tacete e lasciateci ancora un po liberi.






 

Commenta l'articolo

commenti

Pin It on Pinterest

Share This