Io ho una Prius. Un’auto ibrida capolavoro d’ingegneria della Toyota punto di partenza per quello che molti avrebbero scommesso essere il futuro dell’auto: 100% elettrica. In molti ci stanno puntando seriamente, basti pensare a Tesla che con il suo ultimo modello d’auto, la Tesla S, promette l’auto totalmente elettrica a costi accessibili a (quasi) tutti. Ma le cose non vanno quasi mai come si desiderano ed ecco perchè l’auto elettrica, molto probabilmente, non sarà il futuro che tutti si aspettavano.

Toyota è da sempre all’avanguardia nel campo della mobilità sostenibile, e nei mesi scorsi la storica casa giapponese si è anche resa protagonista di un aspro confronto a distanza con Elon Musk, CEO di Tesla Motors, su quale sia la tecnologia del futuro nel campo dei veicoli a basse emissioni.

Com’è ovvio, Tesla portava acqua al proprio mulino, che è quello delle auto elettriche, mentre Toyota ha decantato le lodi dei veicoli a idrogeno a cella combustibile come la Mirai, che sbarcherà a breve in Europa e Stati Uniti dopo il suo esordio in Giappone.

Un ulteriore supporto alla causa dell’idrogeno è arrivato dal progettista capo della Mirai (che in giapponese significa “futuro”): secondo Yoshikazu Tanaka, le auto elettriche non potranno rappresentare il futuro dei veicoli ecologici neanche se dovesse essere perfezionata la tecnologia di ricarica veloce che permetterebbe di fare il “pieno” alla propria vettura in pochi minuti.

“Per esempio, se doveste ricaricare un’auto in 12 minuti per fargli percorrere 500 km, stareste probabilmente utilizzando l’elettricità necessaria ad alimentare 1.000 case”, ha affermato Tanaka nel corso di un evento dedicato al primo test drive della Mirai. “Questo va completamente contro la necessità di stabilizzare l’utilizzo di elettricità nella rete. Toyota non nega i benefici dei veicoli elettrici, ma crediamo che il miglior modo di usarli sia quello di caricarli durante la notte e di usarli per percorrere brevi distanze durante il giorno”.

L’auto a idrogeno Toyota ha invece un’autonomia simile a quella delle principali vetture elettriche, ma ha dalla sua parte il vantaggio di avere tempi di ricarica molto brevi, quasi pari a quelli di un veicolo a benzina o diesel. Questo indiscutibile punto a favore è mitigato dal fatto che, mentre una presa di corrente si trova ovunque, le stazioni di rifornimento a idrogeno sono invece ancora piuttosto rare.

Tanaka, pur riconoscendo come questo rappresenti ancora un forte limite, ha sottolineato come l’idrogeno sia l’elemento più abbondante dell’universo, che può essere estratto da molte fonti differenti. Inoltre, può essere immagazzinato e trasportato in modo molto più semplice ed economico rispetto all’elettricità. L’ingegnere ha fatto l’esempio di quanto realizzato nella città giapponese di Fukuoka, dove è stata recentemente completata la realizzazione di una stazione di rifornimento che produce idrogeno dalle acque di scolo in quantità sufficiente a rifornire 70 Mirai al giorno.

“Naturalmente ci sono degli ostacoli tecnologici che devono essere superati per rendere questa cosa commercialmente sostenibile. Ma ricordate Ritorno al Futuro? In quel film, un’auto proveniente da 30 anni più avanti tornava nel presente, l’anno 1985”, ha spiegato Tanaka, riferendosi alla DeLorean volante che riusciva a produrre energia dai rifiuti. Chissà.

L’auto elettrica è destinata a rimanere confinata in una piccola nicchia di utilizzatori ed è questo che la rende fruibile. Immaginate solamente quante colonnine di ricarica servirebbero in Italia se anche solo la metà della popolazione ne possedesse una: ben oltre la capacità di produrre energia della rete elettrica nazionale. Dunque: dall’improbabile ricarica in casa (con un carico massimo disponibile d 3Kw/h che quasi tutti noi abbiamo) che richiederebbe ore per fare solo qualche centinaio di km o i viaggi andata e ritorno verso una colonnina di ricarica magari distante già di suo centinaia di km. No, non è questo il futuro dell’auto.


Quale sarà, secondo te, il futuro dell'auto?

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