Come solitamente accade nel Bel Paese quando ci scappa il morto è il momento in cui cittadini ed istituzioni prendono coscienza dei mille e uno problemi che ci affliggono. Così oggi si scopre che da noi i cinghiali sono un po troppi. Di chi è la colpa? Facile, dei cacciatori. Come si risolve il problema? Difficilissimo, tra lobby, mazzette e bracconaggio la cosa è complicata. Lo sapevate, ad esempio, che i cinghiali fino agli Anni Sessanta non erano un problema? Poi sono stati introdotti (per la caccia) esemplari dai Carpazi, più resistenti, più prolifici dei nostrani e ingrassano di più.

Prova a darci una spiegazione la LAV con il caso dei cinghiali che a Trieste producono ingenti danni agricoli.

La Lav, la Lega anti vivisezione, contesta il metodo dell’abbattimento. «Non può essere l’unica soluzione per il controllo della fauna selvatica» avvertono i responsabili della sede territoriale a Trieste, riuniti nel consiglio direttivo. E aggiungono: «Il problema dei cinghiali, se di problema si può parlare, non è stato esposto nel modo corretto ai cittadini. In realtà è più complesso di ciò che appare».

La Lav fa notare che, come previsto dalla normativa nazionale e regionale, «i cacciatori operano numerosi foraggiamenti e possono introdurre nel territorio fauna allevata. Nella parte occidentale il cinghiale è autoctono, molto numeroso, ha una struttura per classi di età ben equilibrata e non causa danni gravi all’agricoltura. Qui il cibo viene somministrato solo in estate e nella foresta. Nella parte orientale, invece, il cinghiale è stato introdotto a scopo venatorio, viene foraggiato liberamente dai cacciatori, è meno numeroso ma ha una struttura sbilanciata per classi di età, con prevalenza di individui giovani, e causa gravi danni all’agricoltura. Ci sembra evidente che i danni arrecati all’agricoltura e ai privati cittadini nella nostra provincia – osserva ancora l’onlus – dipendano quindi dalla gestione venatoria».

Secondo la Lav, Regione e Provincia «non fanno prevenzione e non promuovono la conoscenza dell’etologia dell’animale nei confronti della popolazione». Ciò determina, quindi, «una scarsa informazione su cosa fare quando si incontra un animale selvatico che produce dannosi comportamenti come avvenuto di recente». L’onlus ha un suggerimento: «Prima di approvare qualunque Piano regolatore – scrive la sezione territoriale di Trieste – si dovrebbero prevedere corridoi faunistici per evitare che gli animali possano introdursi in giardini privati o attraversare strade trafficate. Ed è inoltre provato come la perdita della sincronizzazione dell’estro e l’aumento della fecondità portino ad incrementare i danni provocati dai cinghiali mentre al contrario risultino efficaci metodi alternativi, quali recinzioni elettriche e foraggiamento dissuasivo».

Infine,

ancora, una stoccata alle istituzioni. «La politica rimanda ormai da anni l’approvazione di un Piano faunistico regionale – è l’accusa della Lav – e non sono previsti dalla legge indennizzi adeguati per i danni provocati dagli animali ad agricoltori o privati cittadini».

[Fonte articolo]

 






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