Per iniziare, bisogna chiarire a chi non lo sa cos’è il complottismo e chi sono i “complottisti”.
Sono “persone che credono nelle cospirazioni”, dice Wikipedia. Ma “credere alle cospirazioni” è una generalizzazione.
Il complottista o cospirazionista in realtà è una persona convinta che i maggiori avvenimenti di attualità, politica, storia, economia e scienza siano frutto di un complotto organizzato e gestito da gruppi di controllo del nostro pianeta (a volte citati, altre volte “misteriosi”) che decidono in questo modo i destini ed il futuro della popolazione mondiale. È chiaro che i complotti esistono (dall’alba dei tempi, l’omicidio di Giulio Cesare fu una cospirazione), hanno scritto pagine di storia, non si tratta quindi di credere che un complotto sia possibile ma che la nostra realtà sia praticamente tutta un complotto. Prima di accusare di qualsiasi crimine un uomo, un governo, una istituzione religiosa o scientifica bisognerebbe però avere in mano delle prove, almeno dei documenti certi, punti saldi sui quali basare le proprie accuse che, ricordiamolo, sono gravissime. I teoremi dei complottisti invece sono opere incompiute: nessuna prova, nessuna evidenza documentata, solo supposizioni che trasformano qualsiasi evento in un piano alle spalle della popolazione inconsapevole. Non si tratta quindi di discutere dei problemi che realmente rendono difficile la nostra vita o minano la nostra tranquillità (l’inquinamento, la politica disonesta, la povertà, alla fine non sono “complotti”?) ma di eventi talmente enormi da poter cambiare la storia se fossero reali, ma che nel caso del complottismo non hanno nessuna prova della loro esistenza.
Studiare il complottismo è un utile esercizio psicologico e proprio secondo alcuni psicologi (nonostante la presenza di pochi studi importanti sul problema) la personalità complottista è legata a disturbi di personalità ben precisi.
Essere “complottisti” è uno stato correlato a difficoltà di relazione con il prossimo e ad insicurezza lavorativa (o irrealizzazione professionale) e soprattutto ad uno stato di anomìa (mancanza di norme e regole sociali che controllano il comportamento personale, scatenata spesso da un trauma o da cambiamenti continui della propria condizione personale) questo almeno emergeva da uno studio effettuato nel 1992 da Ted Goerzel su 348 studenti universitari. Il complottista crede a più complotti, non è quasi mai convinto di una sola teoria ma le sposa tutte. È spesso di classe socioeconomica medio-bassa ed il suo credo politico è ininfluente. Ma c’è di più, si sono scomodati anche sociologi (Lipset and Raab nel 1970) e storici (Groh nel 1987), che hanno determinato che il pensiero cospirativo è tipico di gruppi antisemiti ed autoritari, frequenti sia in Europa che negli Stati Uniti. Secondo il pensiero complottista (e sempre da quello che scrive Groh) il “grande cospiratore” è secondo le epoche rappresentato dagli ebrei, dai comunisti, poi dai capitalisti ed infine dai servizi segreti. I grandi avvenimenti devono avere “grandi esecutori”. Così le torri gemelle non furono abbattute da un gruppo di fanatici ma da un piano organizzato dal governo americano o Lady Diana non può essere morta per colpa di un autista ubriaco ma per mandato dei servizi segreti inglesi. Che le teorie complottistiche si fermino davanti ad un ostacolo enorme e deciso è ininfluente (per i complottisti). Tutte le teorie del complotto infatti (tutte, o non si chiamerebbero “teorie”) non hanno una sola prova che ne confermi la plausibilità.
È quello che succede con le medicine alternative: nel momento in cui dimostrassero la loro efficacia, cesserebbero per definizione di essere “alternative” entrando pienamente a far parte del bagaglio medico dell’umanità.

In un processo, un sospettato di reato a carico del quale non si scoprisse una sola prova nonostante decenni di indagini, studi, analisi, verrebbe assolto, senza appello. Le grandi teorie del complotto invece non si assolvono mai, sono sempre vive ed anzi si moltiplicano, crescono, vengono vendute come “assodate” per chi ci crede. Il complottista non è un testimone oculare, non era presente al momento dell’avvenimento che crede “frutto di cospirazione”, si basa su supposizioni, filmati, foto, tutti elementi insufficienti per accusare intere organizzazioni, gruppi, nazioni o governi di crimini efferati. Osserva sempre Goerzel infatti, che il complottista non si basa su prove di fatto per sostenere le sue teorie ma sulla generalizzazione dei fatti ed ogni nuova cospirazione ne origina un’altra, in un percorso senza fine: se la cospirazione degli americani è stata capace di uccidere il loro amato presidente Kennedy, è “ovvio” che gli stessi americani sono responsabili anche di un’altra cospirazione, quella dell’11 settembre. Non è provata la prima, non è provata la seconda ma in un unico passaggio mentale due grandi avvenimenti diventano due cospirazioni assodate.
Qualcuno ha paragonato questo tipo di logica ad una sorta di effetto Barnum. Chi arriva a credere agli alieni prigionieri nascosti nelle basi militari USA, non può fare a meno di credere a tutto quello che viene dopo (dalle abductions, alle installazioni aliene sulla Luna).
Una delle ultime ricerche sull’argomento è stata preparata da Virem Swami e Rebecca Coles ed ha il titolo “The truth is out there” (La verità è lì fuori) e punta molto sui disturbi paranoici scatenati da eventi personali. Si parla oltretutto del fatto che è ìnsito nell’uomo cercare una spiegazione accettabile anche dove non esiste.
Come accettare che dei terroristi abbiano fatto schiantare degli aeroplani su due grattacieli causando migliaia di vittime? Inaccettabile e ragionevolmente non comprensibile. L’unica spiegazione può essere qualcosa di nascosto, di segreto: un complotto all’insaputa di tutti.
Con la teoria del complotto si tende quindi a spiegare qualsiasi cosa che non si comprende. Il viaggio sulla Luna, sebbene avvenuto decenni fa, resta sempre un traguardo umanamente e scientificamente unico ed eclatante. Non viverlo in prima persona riesce a renderlo quasi come un avvenimento finto, distante ed impossibile e l’unica spiegazione è che si sia trattato di un falso. Prove di questa presunta falsificazione non ne esistono ma esiste gente che SA, basandosi solo su supposizioni personali, che quello sbarco sia in realtà un film girato in studio. Non si tratta di esperti di astronautica o di viaggi lunari ma di semplici “uomini della strada” che formulano teorie così complicate basate su indizi fragilissimi usati a piene mani per diffondere questi dubbi quasi a farlo apposta…o forse proprio per farlo apposta. Il fatto che la medicina abbia realizzato passi da gigante raddoppiando la nostra aspettativa di vita in pochi decenni rende la sua incapacità di guarire alcune malattie come impossibile, incredibile. Eppure di qualcosa si muore, perché non immaginare un complotto per le malattie cardiovascolari o per l’Alzheimer? In realtà il complotto deve nascere per definizione per spiegare l’avvenimento più grande. Il viaggio sulla Luna per il complotto astronautico, l’assassinio di Kennedy per la cospirazione politica, la cura del cancro per quella medica e…peggio ancora…

 
E’ tutto un complotto

Esistono complotti “innocui” come quelli che riguardano il mondo della musica: Elvis Presley non è morto per un “banale” blocco intestinale ma è vivo e si è rifatto una vita lontana dai riflettori. Lo stesso Jim Morrison (dei Doors), Michael Jackson e Bob Marley, “morti per finta” con lo scopo di chiudere una vita troppo stressante e ricominciarne un’altra più anonima.
Paul Mc Cartney (il cantante dei Beatles) è in realtà un sosia che ha sostituito l’originale morto in un incidente stradale. In realtà anche per tutti questi fatti non esistono nè prove nè indizi importanti, solo supposizioni spesso fantasiose che servono più a riempire le pagine dei rotocalchi che della storia. Se ci limitassimo a questi si tratterebbe in fondo di una discussione leggera che non danneggerebbe nessuno.
Ma ormai si scende in fatti storici e politici, importanti e drammatici.
Il presidente degli Stati Uniti Kennedy (morto in un attentato a Dallas) fu in realtà vittima di un complotto che coinvolge a seconda di chi parla la CIA, la mafia, il governo americano, chiunque insomma ma non il colpevole identificato dalla giustizia statunitense. Anche qui nessuna prova, nessun indizio schiacciante, solo supposizioni, voci, testimoni improvvisati che di attendibile hanno pochissimo. Non si può credere al capo della CIA perché “deve far parte del complotto” ma si crede ad un detenuto omicida che racconta storie mai provate che giusificherebbero i sospetti della cospirazione. La versione “governativa” deve essere per forza falsa, quella “alternativa” non può che essere vera.
L’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre fu un complotto, un “autoattentato” ordito dal governo americano. Prove? Nemmeno una. Ma per il complottista è assodato: andò così, senza nessun dubbio, è evidente. Per lui. Ma arriviamo all’inverosimile.
L’uomo sulla Luna? Mai andato. Si è trattato in realtà di filmati e foto realizzate in studio, solo per “vincere” la corsa alla Luna che in un periodo di guerra fredda era più importante della conquista di una nazione. Anche qui prove nessuna, solo complicati e risicati argomenti che però non giungono a nessuna conclusione se non a quella di insinuare, dubitare, sospettare. Fino a scoprire che per alcuni la Luna non è nemmeno un satellite del nostro pianeta, è un’astronave aliena messa in orbita migliaia di anni fa e nel nostro sistema solare le astronavi aliene, gigantesche, sono decine, sempre in giro per sorvegliarci.


La Terra gira attorno al Sole? Ma non dite sciocchezze. La verità ce l’hanno nascosta per secoli. La Terra è al centro dell’universo e tutto l’universo gira attorno a lei. C’è pure una società che si riunisce per studiare gli ultimi sviluppi di questa realtà così spaventosa. La società, fortemente cattolica, si chiama Galileo was wrong (Galileo aveva torto), naturalmente.
Esistono siti che parlano di fantomatiche società segrete e gruppi che compiono efferati crimini sotto i nostri occhi: l’attore Roberto Benigni coinvolto nei delitti del mostro di Firenze? C’è chi lo sostiene. Umberto Eco a capo della Rosa Rossa società segreta che pratica sacrifici umani ed uccide senza pietà? C’è chi lo ha scritto.
Poi l’apoteosi.
Il “NWO” che sta per “New World Order”, ovvero nuovo ordine mondiale. Una forma di governo totalitaria e centralizzata che governa il mondo intero, controlla la popolazione e concentra il potere in un gruppo ristretto (e segreto, perché non è che si sappia chi ordisce queste trame, sono segrete…) infischiandosene dei diritti umani e civili. C’è chi lo scrive e chi ci crede, senza una prova naturalmente.
Così intanto si insinua un dubbio, un sospetto, infondato ma scritto nero su bianco, si diffonde una calunnia…
Ecco, insinuare il dubbio su tutto, nulla è come sembra. Il metodo più tipico per “contagiare” il prossimo con il virus del complottismo è proprio questo, creare ad arte dei dubbi, sfruttare la scarsa preparazione in certi argomenti, toccare i tasti giusti approfittando della pigrizia di chi abbiamo di fronte che solo molto difficilmente andrà a verificare la veridicità delle affermazioni.
Basta pochissimo, a volte una frase.
Se entro in una discussione e mi rivolgo a qualcuno che parla delle vaccinazioni dei propri figli, mi basterà chiedere con gentilezza: “Scusate il disturbo ma vorrei approfittare della vostra cortesia: qualcuno sa come posso disintossicare mio figlio dall’ultima vaccinazione fatta ieri?” Non ho lanciato accuse, non ho parlato di fantomatici “uomini in nero” che vaccinano la popolazione ma ho fatto una domanda camuffando un’affermazione come se questa fosse scontata, consolidata. Il lettore attento chiederà lumi: “Perché dovresti disintossicarlo, il vaccino non intossica…” quello meno attento e se vogliamo pure quello più ansioso registrerà l’informazione: “I vaccini sono tossici allora, chissà come ci si disintossica…”.
E chi volesse approfondire? Beh, basterà puntare il dito verso le “innumerevoli morti da vaccino” o i “tantissimi danni da vaccino” tanto chi vuoi che vada a controllare scoprendo che non esistono “innumerevoli” morti da vaccino e nemmeno tutti questi danni e quelli che ci sono, fortunatamente, sono raramente gravi ed in ogni caso previsti ufficialmente dalle statistiche. Ed il complottista particolarmente sfortunato che trovasse sulla sua strada quello testardo che chiede almeno un esempio di morte da vaccino? C’è sempre la scappatoia del “gravissimo shock anafilattico successo l’anno scorso in Canada”. Il testardo, se è veramente tale, osserverà che lo shock anafilattico può essere provocato anche da un alimento, dalla puntura di un’ape, da un profumo, da qualsiasi cosa, eppure nessuno fa crociate contro le api o raccoglie firme contro le grigliate di aragosta. Non resta che l’attacco frontale: “le morti di cancro causate dalla lobby di Big Pharma”. Che c’entrano le morti di cancro con i vaccini? Nulla, ma serve a chiudere la discussione, davanti a Big Pharma non c’è argomento che tenga. Questa è una tecnica di marketing ben conosciuta.
La “demolizione dell’avversario”, si chiama FUD (Fear, Uncertainty and Doubt, paura, incertezza e dubbio): insinuare il dubbio, creare panico, incertezza sulle “certezze” ufficiali: la medicina non è così sicura, il governo non vuole il nostro bene, il vaccino è tossico, i poliziotti sono violenti, i magistrati sono corrotti, gli alimenti sono avvelenati, l’aria che respiriamo pure. In pratica: non fidarsi di niente e nessuno. Il complottista non si fida nemmeno “dell’altro complottista”: potrebbe essere un infiltrato.
Persino le scie degli aerei, le scie bianche di vapore che da sempre solcano il cielo al passaggio di aeroplani (chi non le ricorda quando da bambino si seguivano nel cielo trasformandosi nella nostra fantasia in figure immaginarie?).

Ebbene oggi ci sono gruppi di persone che si dicono convinte (ma convinte seriamente) che queste scie siano veleni sparsi consapevolmente da chi ci vuole avvelenare e controllare. Le chiamano “scie chimiche” e nell’ossessione sono cascati anche politici ed amministratori. Non si parla dell’eventuale inquinamento causato dal continuo passaggio di aerei sulla nostra testa ma di un consapevole avvelenamento della popolazione progettato da chissà chi e con un metodo assolutamente inverosimile.
Assieme a queste scie, oltre a composti chimici di tutti i tipi, sono sparsi nell’aria batteri, virus e…piccoli animaletti robotici dotati di batteria che si infilerebbero sotto la nostra pelle percorrendola dalla mattina alla sera causando una malattia, il Morgellons che avremmo contratto tutti, inconsapevolmente.
Prove di questo avvelenamento planetario? Nessuna, come al solito. Lo dice qualcuno su internet ed il gruppo di cospirazionisti è bello e pronto.
Si formano comitati, gruppi di cittadini allarmati, notizie sul giornale.
C’è gente che dice di stare tutta la mattina con gli occhi al cielo per controllare la situazione, altri che riprendono ogni aereo che passa, altri ancora che controllano con i radar quali e quanti aerei sorvolano la propria zona. Follia isolata, paranoia pura, si potrebbe pensare, eppure queste idee sono finite anche in televisione, nei giornali e persino nel nostro parlamento con delle interrogazioni ufficiali e questo è un sintomo di ignoranza imperante: anche i giornalisti e chi dovrebbe per cultura saper distinguere una bufala da una realtà non è preparato a farlo. Se chi ci governa porta in discussione delle vere e proprie sciocchezze invece di discutere di problemi reali, percorriamo la strada della superstizione e della caccia alle streghe senza alcun ritegno.
E nell’attesa di scie chimiche velenose ecco spuntare un UFO perché sembra esserci un nesso tra scie chimiche ed UFO. Ma anche con i vaccini (perché le scie spargono virus ma anche vaccini) e quindi con Big Pharma, con le cure per il cancro, l’11 settembre e così via.
Perché ogni complotto è totale, si autoalimenta e non si spegne mai diffondendosi con un circolo infinito. Si raggiungono vette di contraddizione spinta: le scie spargono virus ma anche vaccini, servono a far piovere ma anche a provocare siccità, dissolvono le nuvole ma le creano nello stesso momento. Fanno tutto ed il contrario di tutto e se si chiedono prove la risposta è: “basta guardare il cielo”.

Tutto normale, il complottista non si chiede se quelle contraddizioni dimostrino l’inconsistenza di certe teorie, fa parte dell’ideale da difendere ad ogni costo e chi prova a contraddire queste teorie viene incluso in una lista di nomi: sono i “disinformatori” coloro che tramano nell’ombra, che negano la realtà.  Le liste sono (naturalmente) infinite e comprendono giornalisti, scienziati, tecnici, personaggi della TV, quasi sempre all’oscuro della loro appartenenza al “club dei disinformatori” fino ad inconsapevoli cittadini colpevoli di aver detto che non credono a queste fandonie, una sorta di lista di proscrizione di “persone sospette”. A queste persone, oltre all’accusa di far parte di un grande disegno contro l’umanità, anche insulti pesantissimi, l’augurio di gravi malattie e delle peggiori sofferenze possibili, sono liti “virtuali”, scazzottate digitali. I complotti riguardano qualsiasi evento umano, come ho scritto. Barack Obama in realtà sarebbe un rettiliano, un ibrido uomo-rettile o in alternativa un infiltrato. Il presidente degli Stati Uniti sarebbe anche un agente CIA in incognito ed il suo vero nome sarebbe Barry Soetoro. Poi i cerchi nel grano che sono creati dagli alieni (o da misteriose armi militari), sempre gli alieni che però sono custoditi in basi segrete americane (la famosa Area 51), la fine del mondo nel 2012, il pianeta X (o Nibiru) che presto si scontrerà con il nostro, i terremoti non sono naturali e non lo sono neppure gli uragani, le piogge e la nebbia. Nulla è un fenomeno casuale o una coincidenza, è tutto “provocato” da qualcuno.
Questo ed altro (ogni attentato, ogni aereo che precipita ed ogni evento della quotidianità, è visto in chiave complottista) nell’agenda del complottista modello. Di tutti questi avvenimenti, neanche a dirlo di nuovo nessuna prova, nessun indizio importante…come per le altre vicende. E la solita risposta: prove? Basta guardare la perfezione di un cerchio nel grano per capire che è opera di alieni.
In medicina il grande complotto è quello delle case farmaceutiche che conoscerebbero cure definitive per malattie gravissime (il cancro…) ma non le diffondono per non perdere introiti miliardari (come se fossero costrette a regalarle, queste cure segrete…). Nulla conta se il complotto delle multinazionali presupporrebbe complicità da parte di tutti i medici del mondo, dei ricercatori, degli informatori scientifici, scienziati, biologi, niente, il complotto è più forte di milioni di persone al mondo e schiaccia tutti noi che ne siamo solo vittime. Il problema sarebbe capire chi resterebbe a fare da carnefice, visto che il complotto totale coinvolgerebbe la maggioranza della popolazione mondiale come organizzatrice: prove? Una? Qualcuna? No, zero.

Intendiamoci, la maggioranza di quelli che si dicono “complottisti” sono solo persone con cultura scadente, che colmano le loro lacune con la fantasia ma non è possibile giudicare tutto il fenomeno solo con l’ignoranza.
In alcuni casi infatti il complottismo copre una vera e propria personalità patologica o almeno borderline (ai limiti della patologia). Senza generalizzare, il complottista convinto è probabilmente affetto da disturbi di personalità.
E’ fondamentale capire di chi stiamo parlando. Esistono “complottisti professionisti” che spargono allarmi e diffondono “verità” ma che hanno in realtà il solo scopo di trovare clienti per la propria attività commerciale. Questi non sono “paranoici” ma semplicemente furbi venditori. Chi invece sta male all’idea di essere controllato dal “nuovo ordine mondiale” o perché tra qualche mese la Terra sarà invasa da rettili alieni ha probabilmente alcuni lati della personalità da rivedere. I complottisti non hanno squame o la testa quadrata, sono persone normalissime che camminano tra noi ogni giorno, padri di famiglia, figli, impiegati, sono persone come tutti. Essi sono tra noi.
Spesso quando ci capita di discutere con un complottista può capitare di trovarsi di fronte un “cospirazionista della domenica” che tanto per partecipare ad una discussione entra a gamba tesa sposando le teorie più astruse anche per svago, spesso senza nemmeno crederci ma per provocare, ma altre volte vi sono individui davvero convinti.
Credono veramente a ciò che diffondono con un click: il fenomeno è diffuso, concentrato, circoscritto soprattutto su internet, ma abbastanza diffuso.

Il complottista modello si sente una spanna superiore al resto degli individui: è un “risvegliato”, uno che sa come sono andate le cose e cerca di spiegarle al “popolo bue” che dorme senza rendersi conto di essere una pedina in mano ai potenti. Il complottista sa e non si fa fregare. Mentre “gli altri” sono schiavi della propaganda, dei giornali e di Facebook, il complottista è libero, indipendente ed in guardia.
Ma usa la propaganda, i giornali e Facebook per far conoscere le sue idee. Registra un appello chiedendo di boicottare You Tube (il noto sito di condivisione video) e lo diffonde tramite…You Tube. Afferma che i quotidiani mentono continuamente con false notizie ma quando un giornale pubblica una notizia che fa comodo alla causa la mette in risalto: “l’hanno scritto anche nel giornale”, mentre l’amico complottista più furbo si chiede “…e se l’hanno scritto sul giornale, cosa ci sarà sotto?”.
È contro la globalizzazione ma si connette da lande sperdute con mezzo mondo via internet, è convinto che la televisione manipoli la realtà ma va in televisione se invitato.  Chi sposa le teorie del complotto ad occhi chiusi è schierato in una battaglia totale contro “gli autori del grande inganno” non compra oggetti “capitalistici”, disprezza il consumismo (salvo non rendersi conto che egli stesso è un prodotto ed una vittima del “consumismo”) e critica chi non la pensa come lui. Chi invece fa parte del suo stesso gruppo è un suo amico, indipendentemente dalle cose che dice.
Il complottista è convinto che ciò in cui crede non può che essere la verità e lui, in quanto “risvegliato” non può essere vittima della disinformazione e della manipolazione, quella colpisce gli altri, il complottista non si crede nè manipolato nè manipolabile. Al contrario è convinto che chi non faccia parte del gruppo sia una “vittima del sistema”. Si chiama “effetto della terza persona” (TPE Third-person effect) e definisce l’errata percezione che i media abbiano un forte effetto di persuasione sugli altri ma non su se stessi. Sono sempre gli altri che sbagliano, in sintesi. Ed anche uno studio realizzato dall’università di Canterbury ha messo in evidenza come chi è orientato verso le ipotesi di complotto sottovaluta il condizionamento che riceve da ciò che legge o ascolta. In poche parole, il complottista si forma in ambienti complottistici ed ha poco da divagare quindi, è quella la sua formazione ma lui non se ne rende conto.
Lo studio ha concluso infatti: chi è sottoposto alla lettura di teorie di complotto e di cospirazione, non si rende pienamente conto di quanto queste influenzino il suo pensiero.
Sono stati creati due gruppi poco dopo la morte della principessa Diana d’Inghilterra.
Il primo gruppo doveva dare un’indicazione su quanto si trovasse daccordo su alcune considerazioni sulla morte della principessa e sull’atteggiamento dei compagni di classe dell’altro gruppo sullo stesso argomento.
Il secondo gruppo doveva fare lo stesso: cosa ne pensava sui particolari sulla morte della principessa e come giudicava i compagni di classe dell’altro gruppo ma fu fornito di letteratura “complottista” sullo stesso avvenimento.
Il risultato fu che mentre il primo gruppo stimò con buona approssimazione l’atteggiamento dell’altro, il secondo gruppo, quello sottoposto a letture “cospirazioniste”, sottovalutò il proprio atteggiamento. Non si resero conto in parole povere, di quanto quelle letture influenzarono il loro pensiero sull’argomento, considerandolo “non particolarmente influenzato”.

Inutile quindi tentare di fargli cambiare idea, si chiuderebbe a riccio.
Metterlo davanti ai fatti che smentiscono le sue idee o affermazioni infatti è assolutamente inutile. Esiste il bisogno di coerenza: se si prende una decisione si ha più fiducia nella stessa. Gli scommettitori di corse ippiche, subito dopo la loro scelta, credono molto di più nella vittoria del cavallo su cui hanno puntato rispetto a prima. Ci si IMPONE di credere ad una risposta che si crede giusta. Oltretutto ogni tentativo di demolizione (anche giustificato!) di quella scelta, può essere visto come un’aggressione alla propria coerenza.
Per questo motivo il complottista si batte con tutte le forze: diffonde il proprio pensiero, cerca proseliti, attacca chi non la pensa come lui tacciandolo di complicità e collusione, insinua sospetti in ogni discussione ed anche in ambiti che apparentemente non hanno nulla a che vedere con certi argomenti, la parola giusta al momento giusto può sempre servire a scatenare il dibattito. Tipico ricorrere a “lettere aperte ai potenti del mondo” o a veri e propri appelli a personalità famose (religiose, politiche, giornalistiche), in una sorta di ululato alla luna piena che è in realtà una “richiesta di attenzione” che ha quasi sempre scopi ben poco nobili: semplice pubblicità. Il complottista ha bisogno di farsi sentire. Ma non vedrete mai un “vero” complottista impegnarsi allo stesso modo e con la stessa veemenza per temi molto più sensibili e reali: l’inquinamento, la deforestazione, problemi quotidiani che mettono in gioco la sopravvivenza di tutti noi. Ma anche la fame nel mondo, tragedia quotidiana di interi continenti. Non c’è dubbio che un serio “ricercatore della verità” avrebbe molto più prestigio e dovere morale di trattare temi come questi piuttosto di parlare della telepatia ma i siti complottisti ed i loro guru ci rifileranno estenuanti video ed incredibili ragionamenti su ben altre cose. E gli spettatori applaudono.

Ma possibile che nei gruppi complottisti si bevano proprio tutto?
Non c’è mai nessuno che si ferma un attimo e riflette che forse si sta un po’ esagerando?
Succede che qualcuno dei “risvegliati” torni tra i comuni mortali?
Può capitare, molti hanno fasi della vita “complottistiche” e poi tornano tra la “gente comune”, è un po’ come una fase adolescenziale di ribellione che può quindi rivelarsi temporanea o legata a certi stati d’animo, ma non dimentichiamo la “dipendenza dal campo”, il contesto. Staccarsi dall’opinione del gruppo che si frequenta non è facile.
Si viene influenzati sicuramente dalle scelte del gruppo. Se tutti in un gruppo vedono un miracolo, avere il coraggio di dire di non averlo visto è da uomini di carattere e la scelta di seguire la tendenza comune è la più comoda e semplice ed anche contro l’evidenza, se in un gruppo si decide in un senso, la decisione opposta sarà molto difficoltosa non solo nel momento in cui la si è presa.

Ma prima dell’esistenza del termine complottismo, prima di internet, chi si sentiva perseguitato, osservato, seguito e controllato da fantomatici guardiani era un soggetto ben racchiuso in una diagnosi psichiatrica. Oggi con i nostri ritmi siamo in pochi ad essere completamente sereni ed in pace con noi stessi e dei tratti di fobia e psicosi appartengono tipicamente alla nostra società. È proprio l’evoluzione di alcuni tratti della personalità, come la diffidenza, l’insicurezza, l’orgoglio, fino al pregiudizio ed al fanatismo che si identifica in un disturbo di personalità ben preciso e che ha un nome: paranoia.
Il complottista “vero” è “semplicemente” paranoico.
Non mi riferisco naturalmente a chi vede una luce nel cielo e sogna sia un’astronave extraterrestre o a chi pensa che in fondo l’idea delle piramidi costruite dagli alieni sia affascinante ma di certo non va in Egitto alla ricerca di orme a tre dita, parlo proprio di chi condiziona la propria vita in funzione delle sue fobie. Chi guarda il cielo alla continua ricerca di un segno. È lui il paranoico.
Il complottista paranoico è assolutamente differente dal gonzo credulone che per colpa della sua ignoranza non capisce quello che gli gira attorno e prende per oro colato ogni affermazione che trova su Google.

Ignoranza quindi, stupidità, ingenuità, sono questi i terreni nei quali germoglia il complottismo da fiera, quello dei gadget e dei DVD, quello che si trova su internet ed in certe riviste in edicola.
La persona affetta da paranoia invece non è ingenua, nè stupida, lo stupido per dirla alla Eco “può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate”, il paranoico invece è fortemente condizionato dai suoi incubi tanto da farne ragione di vita e comportamento, è quello che per chi lo ascolta farneticare è “matto”, sempre per dirla alla Eco:
“Il matto li riconosci subito. E’ uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha la sua logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere logica, procede per cortocircuiti. Tutto per lui dimostra tutto. Il matto ha una idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla. Il matto lo riconosci dalla libertà che si prende nei confronti del dovere di prova, dalla disponibilità a trovare illuminazioni. E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i Templari. […] Ci sono i matti senza Templari, ma quelli con i Templari sono i più insidiosi” (da: Il pendolo di Focault, Umberto Eco).

 
Il paranoico

Da Wikipedia:
Il termine “paranoia” indica una contingenza di disturbo mentale lucido, caratterizzato dall’impressione del paziente di essere perseguitato (o, più specificatamente, dall’impressione che qualcuno o qualcosa abbia intenzione di nuocergli). Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l’inclinazione al pregiudizio o l’insicurezza. Il sistema di credenze di tipo persecutorio viene elaborato dal paziente in modo lucido e sistematico, ovvero non viene in generale a mancare la funzione razionale. In questo senso la paranoia si può descrivere come un caso particolare di disturbo delirante.

Che il complottista (e come detto nella prima parte mi riferisco al complottista per fede, non all’appassionato di misteri) sia paranoico non è un’affermazione azzardata, ma esistono diversi gradi di paranoia e quelli meno gravi sono in genere compatibili con una vita sociale normale. Scavando nella personalità complottista spesso ci si rende conto che il soggetto che crede in certe teorie è tanto pervaso dalle sue idee che le ritiene oggettivamente credibili. È quello che succede nella fede religiosa.

Non ha senso ed è inutile “convincere” o “spiegare” fatti di fede poiché la credenza è profonda, intima, niente e nessuno potrà eliminarla. Da questo punto di vista il complottista può essere definito anche come “fanatico”: non ha mezzi termini, il suo ideale è corretto, quello di chi lo nega è marcio, perverso e falso.
Riguardo al complottismo comunemente detto è forse più adeguato il termine di “pseudoparanoia” che si differenzia dalla paranoia perché quasi sempre si esprime non con pensieri paranoici personali ed intimi ma con l’adesione a gruppi guidati da paranoici per ignoranza, mancanza di cultura o problemi di relazione e razionalità. Ci si affida insomma ad un “guru” che condiziona con la sua mancanza di adesione alla realtà, i suoi adepti.
Ogni cospirazione, ogni mistero dietro ad un fatto si autoalimenta, si complica, si ingrandisce. Se la “prova definitiva dell’esistenza degli alieni” viene smontata e si rivela una bufala, il complottista si affretterà a dirottare tutte le attenzioni sulla prossima “prova definitiva”.
Non esiste un complotto “parziale”: il complotto è totale, distruttivo della realtà come la conosciamo.
È l’apoteosi della generalizzazione.

Così il cospirazionista “sincero” è quello che sa distinguere un mistero “reale” da uno “immaginario”, mentre il cospirazionista “ipocrita” no: se in una discussione con un complottista emerge la sua convinzione che i cerchi nel grano sono messaggi extraterrestri realizzati con navicelle aliene e qualcuno chiede: “non crederai anche alla terra cava?”, il complottista, scatterà inorridito “per chi mi avete preso, per un pazzo?” senza rendersi conto che tra la teoria della terra cava ed i cerchi nel grano fatti dagli alieni non c’è in pratica differenza. Sono due bufale belle e buone e fanno davvero a gara per essere la più grossa.
Il complotto è talmente totale che pure gli altri complottisti potrebbero farne parte.
Per un complottista i governi ci nascondono l’esistenza degli alieni ma per l’altro i governi vogliono farci credere all’esistenza degli alieni che in realtà non esistono. Quindi per un complottista l’altro sarà un infiltrato disinformatore. È l’apoteosi del sospetto.
Il complottista arriva ad essere sospettoso se “nel gruppo” si intromette un altro sedicente cospirazionista che comincia ad elencare teorie totalmente bizzarre oppure a capovolgere le leggi della fisica, straparlare di altre dimensioni e poteri energetici. Quello che dice è talmente incredibile anche per il più estroverso dei complottisti che c’è una sola spiegazione per quella presenza: è un complotto.
I cospirazionisti sono convinti che vi siano degli infiltrati nei loro gruppi, inviati (da chi?) con lo scopo di deriderli, renderli poco credibili, ridicolizzarli…
In pratica un complotto contro i complottisti.

Se diffonde una voce falsa anche su un argomento serio ed importante, il complottista paranoico (diverso da quello di “professione”) quando la sua previsione, la profezia, l’avvenimento non si compie, non smentisce e non corregge le sue affermazioni, semplicemente “glissa”, le fa scivolare nel dimenticatoio.
Ricordate il periodo dell’influenza suina?
Ricordate gli appelli disperati sulla vaccinazione obbligatoria, sui campi di concentramento per chi rifiutava il vaccino?
Ricordate la vaccinazione che era stata creata per decimare la popolazione mondiale? Per alcuni era il virus (creato in un laboratorio segreto, chissà perché) che era stato diffuso per distruggere la specie umana, per altri era il vaccino che aveva questo scopo. Alla fine non si è avverata nè l’una nè l’altra catastrofe.
Interi siti che parlavano di ghigliottine, bare nere allineate nei cimiteri, posti di blocco negli USA e migliaia di vittime causate dai vaccini assassini.

Avete sentito solo una di queste persone ritrattare le sue affermazioni quando dopo milioni di dosi di vaccino somministrate in tutto il mondo non si è avverata nessuna strage mondiale?
Non lo faranno mai. Non sarebbe un sospiro di sollievo per un allarme assurdo e rivelatosi falso ma una sconfitta personale, l’ammissione di uno stato di eccessivo sospetto.
Ed ora che i vaccini sono rimasti nei magazzini (e non c’è stato nessun ghigliottinato per fortuna…), gli amanti del complotto dicono che è stato un modo per far guadagnare le multinazionali (quando una delle cause di questo spreco sono state proprio le deliranti profezie dei catastrofisti). Ogni passo della vicenda, in qualsiasi modo si fosse evoluta, sarebbe stato un complotto.
Alla fine però i diabolici ideatori del genocidio mondiale che dopo aver messo in marcia un progetto mortale di enormi dimensioni, falliscono miseramente perché in “pochi” hanno usato i vaccini, si sono ritirati in silenzio proseguendo chissà quali altri progetti mostruosi.

Poco importa se un gruppo di pazzi assassini avrebbero potuto radere al suolo una città con un ordigno nucleare o avvelenando gli acquedotti, oppure diffondendo un virus mortale in una metropoli, questi crudeli assassini hanno scelto la maniera più difficile per fallire miseramente. E si sono arresi subito. Nemmeno nei fumetti succedono cose del genere, saranno dei terribili pianificatori di stragi mondiali ma dai risultati sembrano più dei poveri pensionati falliti.

Nei gruppi complottisti trovano riparo le personalità paranoiche più estreme: anche gli altri esponenti del “gruppo” hanno i loro stessi timori catastrofisti, il paranoico non è più solo dunque, è perfettamente a suo agio.
Così compaiono personaggi dai tratti assolutamente patologici e non sono casi isolati.
Se il complottista gestisce un sito, controlla chi lo visita, traccia gli indirizzi IP, li archivia. Se scopre che una visita proviene da un ufficio istituzionale (polizia, ministero…) afferma di essere sorvegliato, è probabilmente convinto di avere i telefoni sotto controllo e di essere pedinato, esce poco da casa e sorveglia i dintorni della sua abitazione. Non ridete, succede eccome ed è gente che ha un seguito sul web.
Un seguace della teoria delle scie chimiche (le scie degli aerei sarebbero pericolosi agenti chimico-biologici pericolosi e velenosi contenenti metalli, vaccini, virus e batteri) scrive di barricarsi a casa per evitare le proprie paure.
L’oggetto della paranoia è alla fine il rifugio dallo stress emotivo che caratterizza il paranoico. La paranoia complottista può scaturire addirittura da traumi vissuti con forte sofferenza e che richiedono una fuga cosciente o meno dalla realtà come unico modo per assopirli. Esiste a tal proposito uno studio del 2006 che nota come in individui che hanno subìto violenze nell’età infantile, la credenza nel paranormale è maggiore rispetto al resto del campione. Credere all’irreale per coprire la realtà insomma.

La terapia della paranoia dipende dal grado del disturbo. Sarebbe ottimale anche identificare le eventuali cause del problema. Per molti infatti si tratta di un disturbo proveniente da una dipendenza psicofisica da internet (IAD). È una vera e propria dipendenza, esattamente come quella da sostanze tossiche.
Molti individui infatti hanno iniziato a manifestare i primi disturbi di paranoia proprio interessandosi delle teorie del complotto, avvertendo un’insicurezza in seguito ai proclami catastrofistici letti su internet e trasferiscono tutta la loro attività extralavorativa sulla rete, impegnandosi attivamente a ricercare informazioni “alternative” e diffondere queste paranoie che diventano il motivo principale della propria esistenza. Si trasferisce tutto il proprio vissuto in rete.
È quindi internet che spesso determina l’aggravamento di personalità già deboli.
Il primo passo consisterebbe con l’allontanamento dalla rete ed un sostegno psicologico, e nei casi importanti farmacologico, sarebbe utile a risolvere la maggioranza dei sintomi. Nel tempo si sono sperimentati con buon risultato i gruppi di sostegno e di autoaiuto. Il paranoico complottista inoltre tende ad isolarsi, fisicamente e sentimentalmente e quindi anche un inserimento in attività sociali potrebbe completare l’opera di recupero psicologico. Internet è notoriamente un mezzo di isolamento sociale, comunichiamo con tutto il mondo in un attimo ma chiusi da soli in una stanza.
In questo senso esistono diversi centri che studiano e curano la dipendenza da internet.
In alcuni individui il disturbo si attenua notevolmente con l’eventuale miglioramento delle condizioni sociali ed economiche.

L’argomento del complottismo è molto vasto: da semplice “vezzo” per annoiati appassionati di catastrofismo si è talmente diffuso che qualcuno lo considera un “problema sociale”.
Negli Stati Uniti la figura del paranoico complottista è diventata un tormentone. Il “tin foil hat” è il copricapo fatto con un foglio di alluminio per proteggersi dal controllo mentale e dalle influenze nefaste, tipica fissazione dei paranoici più estremi.
Se il paranoico con il cappellino di alluminio è visto come un innocuo pieno di paure e fobie esiste al contrario il paranoico “per interesse”, il professionista che vive di paranoia (in senso professionale) ed alimenta i paranoici in quanto suoi clienti.
Ha tutto l’interesse che la paranoia e la teoria del complotto non venga dimenticata, non passi mai di moda.
Il “guru” complottista non è un giornalista investigativo, non fa “inchieste” scottanti, non lavora per la verità ma vende sciocchezze. Credere che un complottista professionista sia come un giornalista sarebbe come paragonare il New York Times a Novella 2000.
Un vero “ricercatore della verità” (i complottisti amano questa definizione ed il corrispondente in inglese di “truther”) si baserebbe su fatti, documenti, indagini comprovate da riscontri reali e prima di tutto va a cercarli in prima persona o si affida a report attendibili, non si basa sui video di You Tube o su siti internet amatoriali, un “ricercatore” che ricerca su Google è semplicemente un cronista dilettante. Se un medico si aggiornasse sull’enciclopedia medica per la famiglia verrebbe considerato quantomeno irresponsabile.

Un esempio potrebbe essere quello di Wikileaks che da semplice servizio di documentazione giornalistica è diventato un riferimento per l’ufficializzazione di veri e propri crimini governativi o di importanti eventi mai diffusi pubblicamente, tutti documentati e con riscontri certi, difficili da smentire, ufficiali. Questo sarebbe “complottismo” serio, quello che sparge il web di paure e bugie invece è gossip, nè più nè meno. Guardacaso i “complotti svelati” (traffico d’armi, vittime civili in guerre, incidenti mai rivelati, documenti mai pubblicati…) da Wikileaks non vengono smentiti nemmeno dai potenti governi accusati, quelli “svelati” dai complottisti sono smontabili con una semplice analisi superficiale e con il buon senso, soprattutto E naturalmente i complottisti sostegono che Wikileaks faccia parte del complotto perchè…diffonde fatti talmente scottanti che non è possibile dica la verità. È un loop continuo. Se non diffondi una notizia è perchè c’è qualcosa sotto, se la diffondi evidentemente…c’è qualcosa sotto.
E c’è chi in tutto questo ci sguazza.

Tra gadgets, DVD, libri, video e pubblicità un vero e proprio centro commerciale che spazia dalla più incredibile storia degli UFO all’assassinio di Kennedy ed alla fabbricazione di vaccini velenosi. Dall’invasione dei rettiliani alla politica internazionale fino alle teorie pseudoscientifiche più assurde, un giro d’affari ben sviluppato che si nutre della credulità del prossimo e delle menti deboli ed ingenue dei clienti più creduloni. Il complottista fa della disinformazione il proprio lavoro.
Naturalmente il complottista professionista “deve” essere “povero, insediato dai potenti ed amante della verità”, che conosce solo lui ma è talmente perseguitato ed ha svelato verità talmente terribili ed angoscianti che è libero di dirle a tutti diffondendole sul web e pubblica libri e DVD. Ancora più curioso il fatto che il complottista di professione lanci anatemi contro “il grande fratello”, denuncia limitazioni della libertà, annuncia la costruzione di grandi campi di deportazione e per diffondere il suo messaggio utilizza la corrotta televisione e…internet che è il “luogo” più controllato, controllabile e gestibile a distanza del mondo. Come se una spia che dovesse inviare messaggi segreti li pubblicasse sulla bacheca del proprio ufficio.

Dalla rete, ripetuta dovunque e continuamente, il salto al mondo “reale” della bugia è rapidissimo. Una bugia ripetuta all’infinito rischia di apparire verità. Così tante teorie del complotto sbarcano sulla carta stampata, in TV ma anche nei banchi (teoricamente seri) di un parlamento (è successo anche da noi) con interrogazioni parlamentari e commissioni che nascono da informazioni reperite su internet e si autoalimentano, aumentano di dimensioni, le supposizioni diventano indizi, le teorie diventano presunte prove che si moltiplicano, si replicano e toccano gli spazi più reconditi dello scibile umano formando quella che ormai è conosciuta come “la teoria della montagna di merda”: qualsiasi incompetente, anche il più sordido degli ignoranti, sarà capace di produrre molta più spazzatura di quanta se ne possa spalare.

Questa caratteristica del complottismo si può notare in una discussione su questi temi. Il complottista porrà due dubbi, qualcuno li risolve ma il discorso non finisce lì. Subito altri due dubbi, che diventano quattro e toccheranno altri argomenti. Se l’interlocutore avrà avuto abbastanza pazienza e capacità per smontare pure questi ecco che ne appaiono altri otto, poi dieci, infine venti che toccheranno estremità inconcepibili per lo scibile umano. La discussione si chiude con la fisica quantistica, le lobby ed il movimento sionista, secondo gli argomenti trattati.
È un continuo spostamento di paletti: nessuna risposta andrà bene al complottista, lui non cerca risposte le ha già. Disinforma perché non è informato bene o perché vuole disinformare.

Nessuno può escludere che un giorno si possa scoprire che un avvenimento importante sia stato nascosto o falsificato da un governo o da un personaggio storico all’intera popolazione ma finché non esistono prove è inammissibile passare per certe delle supposizioni che lanciano dei sospetti così gravi.
Domani sicuramente scopriremo una cura molto più efficace delle attuali per il cancro ma pensare che esista oggi e che venga nascosta consapevolmente è folle.
E poi basterebbe una considerazione elementare per tagliare ogni fantasia: guadagnerebbe di più il medico (il ricercatore, lo scienziato) che scoprisse la cura del cancro rendendola pubblica o quello che scoprendola la nascondesse all’umanità?
Falsità pretestuose quindi e pure una colpa gravissima: la calunnia.
Il complottismo ha allora come scopo principale la disinformazione e proprio su internet la diffusione di questi teoremi del terrore ha avuto uno sviluppo incredibile. È stato visto ad esempio che il web è molto più fornito di pagine complottistiche che di siti “culturali” e ci si è chiesti quali potessero essere i metodi per limitare l’ondata di ignoranza e di incertezza che causano queste credenze.
Finora si è puntato sull’educazione, sull’informazione di chi utilizza il web ma si è presto notato che si tratta di un mezzo quasi del tutto inefficace. Questo perché i complottisti rifiutano la scienza in toto e soprattutto evitano il concetto di autorità. Se un complottista ha una convinzione riguardante la salute non sarà certo un medico a tranquillizzarlo perché potrebbe essere parte del complotto.
Se un individuo è convinto che i terremoti siano di origine “artificiale”, l’unico modo di informarlo sembrerebbe essere quello di spiegargli i meccanismi dei terremoti ma questo potrebbe non bastargli in quanto egli non accetterà spiegazioni da gente competente in materia in quanto questi farebbero parte del complotto. Alla ricerca di metodi migliori di informazione alla fine ci si è arresti all’evidenza. Sembra che l’unico modo per bilanciare i danni del complottismo sia il dialogo.
È forse il metodo più complicato (il complottista evita il dialogo) ma è l’unico che sembra portare dei frutti.
Un metodo può essere quello di “accettare” anche le teorie più bizzarre per poi discuterne i punti se possibile serenamente e solo allora poter ritenere compiuta l’opera di corretta informazione.
Ma attenzione nel non cadere nella paranoia opposta.
Esiste la figura del “debunker”, è colui che smonta le teorie di complotto o le bufale e le leggende metropolitane, studiandone e documentandone la falsità.
È un’opera sicuramente meritoria. Decine di blogger (soprattutto) sparsi in tutto il mondo, combattono a suon di documenti, opinioni di esperti, grandi dossier, le credenze disseminate nel web. È un lavoro immane.
Ma accanto ai paladini del buon senso e della ragione il tarlo della paranoia è sempre in agguato: esiste un estremismo anche in questo senso, se il complottista è un “paranoico del male”, esistono “scettici” che rappresentano una sorta di “paranoico del bene”. Nulla che vada contro la logica può essere accettato, a prescindere dagli argomenti. Tutto ciò che afferma un complottista è sciocco, senza appello e senza possibilità di ripensamento, chiusura a riccio davanti ad ogni affermazione che abbia solo l’aria di essere “complottista” e chi va contro è matto o delirante. È un atteggiamento identico a quello complottista ma speculare.

In realtà ogni volta che si legge un’affermazione poco “credibile” è bene documentarsi da varie fonti e cercare di capire chi fornisce le basi più attendibili su quell’argomento. Un elemento fondamentale è la PROVA. Un evento reale è provato.
Questo se non si hanno le capacità o la cultura per studiare personalmente i vari argomenti che ci interessano. L’autorità inoltre (intendo chi si occupa per professione dei vari argomenti) ha il diritto di avere più voce in capitolo per il semplice motivo che con gli argomenti trattati ne ha a che fare ogni giorno, quindi almeno per esperienza. L’abito in questo campo fa quasi sempre il monaco essendo molto improbabile che un “dilettante” abbia più conoscenze ed esperienza di un professionista, non per niente i complottisti si travestono da “esperti” e si definiscono “ricercatori” quasi a darsi un’aria di accademicità che in realtà nemmeno sanno cosa significhi.
Il lavoro di indagine su una bufala, su una teoria di complotto è un lavoro faticoso ma spesso il catastrofista basa le sue parole su un termine decontestualizzato, su una traduzione sbagliata, su un video inguardabile. Costruisce un castello di sabbia che alla prima mareggiata viene cancellato inesorabilmente.

Come mai le teorie del complotto sono diventate così popolari?
Le persone che credono nei complotti tendono a pensare di aver perso la propria autonomia individuale. Questo è dovuto alla crescente ansietà delle persone verso il controllo sulle loro vite esercitato dallo stato, o da altri enti impersonali o da forze esterne non meglio definite, e un pò paranoiche (es. Ufo).
Tutto ciò è divenuto più evidente nel XX secolo man mano che si è sviluppata la moderna burocrazia e lo stato cosiddetto “interventista”.
Nel dopoguerra la crescente complessità del sistema economico delle nostre società, e segnatamente lo sviluppo del consumismo, ha arricchito la lista degli enti temuti per la loro invadenza alle “multinazionali” e alla semplice pubblicità, che plasma e seleziona stili di vita, gusti e preferenze.
Una delle teorie del complotto oggi più note, grazie a film e telefilm come “X-files”, è quella paranormale. Tuttavia sono purtroppo ancora importanti vecchie teorie del complotto come quelle antisemite (il complotto giudeoplutocratico, inventato dai fascisti).
Uno dei massimi studiosi di teorie del complotto è oggi Mark Fenster, che ha analizzato però solo la cultura americana.

In ogni caso Fenster nota come tutte le teorie sui complotti sostengano le stesse cose (Fenster 1999):
– Innanzitutto, che il complotto è in atto, e qualcuno sta cercando di fare del male.
– In secondo luogo, il male non viene fatto in genere a tutti, ma in particolare a “noi, persone per bene”.
– Terzo, si tratta di una cospirazione organizzata. (punto centrale).
– Quarto, le mosse dei cospiratori sono segrete, e ogni traccia viene coperta.
– Quinto, i cospiratori sono potenti; tutte i complotti riguardano infatti in ultima analisi il controllo del potere.

Inoltre ci sono alcuni punti fermi comuni a tutte le teorie del complotto:
– Il controllo delle informazioni è la parte più importante della cospirazione. Persone malvagie nasconderebbero informazioni preziose al pubblico per orientarne i comportamenti, e in ultima analisi dominarli.
– Le teorie del complotto non sono altro che una versione falsificata della storia, servono a reindirizzare l’odio verso un certo gruppo (etnico, politico, religioso o altro).
– Le teorie del complotto sono sempre populiste: pretendono di stare dalla parte dell’”uomo comune”, contro il “potere”: disprezzano le elite, le persone altolocate, i ricchi, i potenti, i colti, compresi gli scienziati. Sia i populisti che chi crede nei complotti ritengono che la scienza rappresenti le elite e sia contraria agli interessi dell’”uomo comune”. La scienza è difficile da comprendere e richiedere studio, populisti e complottardi la vedono come un fenomeno e elitario e in quanto tale convenzionale e tradizionalista (loro invece sarebbero “rivoluzionari”).
– Le teorie del complotto sono sempre reazionarie. Spesso legate all’estrema destra (i nazisti erano dei paranoici della “cospirazione mondiale”), si scagliano contro ogni novità, vagheggiando un mondo mitico prima che i “poteri occulti” si diffondessero.
– La teoria del complotto però fa parte anche del bagaglio culturale dell’estrema sinistra (si pensi alle purghe staliniane) e ultimamente prospera nella versione antiamericana della “cospirazione NWO”, dove Nwo sta per “New World Order”. Le persone su Internet si sentono libere d’essere del tutto idiote, soprattutto quando lo fanno anonimamente.  Inoltre, sono motivate a trasmettere un’informazione negativa più di una positiva: ciò rappresenta una significativa e probabilmente dannosa tendenza del modo in cui le notizie si diffondono nei social media. In sostanza, le persone su internet non solo sono idiote, ma anche pessimiste. Non sorprende dunque che questa cultura via web produca conseguenze negative come la diffusione di bufale complottistiche che guarda caso trasmettono sempre un’informazione negativa. La gente crede nei complotti solitamente per ignoranza in materia e per grande credulità, anche se i più attivi soffrono chiaramente di disturbi mentali, e dietro di loro ci sono tanti ciarlatani che per ottenere soldi, notorietà o semplice divertimento, se la godono ad ingannarli con bufale complottistiche di ogni tipo costruite ad hoc.

Il comune denominatore delle teorie complottistiche è l’ignoranza in un campo specifico, sulla quale giocano i ciarlatani e che quindi permette loro di sostituire la verità con delle falsità, fornendo così informazioni false sulle quali le persone ignoranti costruiscono le proprie credenze. In questo modo i polli cadono nella loro trappola e non riescono più ad uscirne facilmente. In sostanza, tutti i complottisti hanno un punto in comune: l’ignoranza in materia! Tutti i complotti bufala sono accumunati dal fatto che è stata proprio la mancata conoscenza in materia a farli nascere. I complottisti dimostrano sempre di non sapere di cosa stanno parlando e di non sapere i fatti che mettono in dubbio: basta ascoltare i credenti nei complotti per rendersi conto che pongono dubbi o affermazioni che poggiano sulla mancata conoscenza dell’argomento.  È chiaro che sorgono dubbi o strane credenze se di un argomento si ha una conoscenza insufficiente, o peggio, basata su affermazioni false e parziali dei ciarlatani. I complotti più famosi sono composti da idiozie assolutamente false, che però sono supportate da una grande quantità di materiale non veritiero che continua ad essere ripescato e riproposto da persone che cascano nella bufala o da ciarlatani che tentano di sfruttare questi argomenti. D’altronde se questi complotti bufala si diffondono così velocemente è anche perché sono un ottimo mezzo per attirare la gente sui propri siti internet o forum, senza contare chi ci guadagna. Queste bufale complottistiche si diffondono velocemente anche a causa della scarsa presenza di appositi sbugiardamenti, i quali scarseggiano in quanto le persone serie non hanno interesse a dedicare tempi e sforzi a smontare le bufale, anche perché le ritengono così assurde che nessuno possa crederci davvero. Tuttavia, si sbaglia a ragionare in tal modo poiché sono tante le persone che cascano nelle bufale complottistiche, probabilmente anche a causa della scarsità dei sbugiardamenti.
Per affinare il proprio fiuto e riconoscere i sintomi tipici del delirio c’è un modo molto originale: il Generatore Casuale di Testi Complottisti http://latvnontelodice.altervista.org È un sito molto semplice: basta visitarlo e premere il tasto F5 della propria tastiera per vedere una nuova teoria complottista generata unendo a caso degli elementi tipici di questa visione del mondo.
In altre parole, è talmente facile inventarsi una tesi di complotto che lo si può fare in automatico. Le indagini serie, invece, richiedono pazienza e fatica e non ricorrono a slogan paranoici. Già il tono, insomma, può permetterci di capire se abbiamo a che fare con la fantasia o con la realtà.

Considerazioni finali

Il complottista crede che dietro ad ogni fatto più o meno importante, ci sia una macchinazione, un complotto, appunto. Di solito parte da un semplice dubbio, cerca di scioglierlo senza mai trovare una spiegazione che lo soddisfi, fino a casi estremi in cui comincia ad alimentarlo con tesi più o meno fantasiose. Pur di non accettare la realtà dei fatti.  Questa viene definita paranoia. Chiaro che i complotti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Ma bisogna anche sapere distinguere quali essi siano per poterli combattere. In altre parole, il complottista è prigioniero della propria paranoia. Se una persona ha già deciso che la verità sta da un’altra parte, non c’è niente da fare; se non ascolta la realtà, la realtà non basterà mai. La questione complottista nasce nelle menti predisposte in maniera più semplice di quello che si crede. Si dice: “un evento particolare! Chissà come sono andate davvero le cose, sono sicuro che c’è qualcosa di strano sotto, devostare attento a non farmi fregare”.  Ma se quell’aspettativa di tentativo di inganno non si risolve a sufficienza, magari perché è appena troppo alta, qualcuno la continua a cercare, fino a dire: “non è possibile che sia andata così, è evidente che ci deve essere qualcosa sotto, non ho ancora trovato il modo in cui cercano di fregarmi, devo continuare a cercare”.

A questo punto il complottismo è già cominciato, perché è cominciato il pre-giudizio. Si è già deciso che “c’è qualcosa che non torna”, e lo si deve trovare, e a quel punto nessuna realtà basterà mai a convincere del contrario, perché tutto potrebbe essere finto, costruito, erroneo. Non c’è limite alle possibili speculazioni mentali.
A questo punto la persona è entrata nella gabbia autocostruita dalla quale non può più uscire. Il fatto che ti venga da ridere dei complottisti è normale: è una reazione naturale di fronte alla stupidità. Ma il complottista spesso non è stupido, si comporta come tale senza avvedersene. Il che è peggio, non solo per il suo stato di salute mentale, quanto perché ingenera nelle persone normali delle reazioni fastidiose per i complottisti, come quella di irridere una persona che si comporta da stupida. Il che porta invariabilmente il complottista ad una chiusura a riccio sulle sue posizioni, preconcette o meno. Ma è un problema dei complottisti, mica degli altri.
Dal punto di vista del complottista, il fatto di essere considerato “stupido” da una parte delle persone normali e di conseguenza preso bellamente per i fondelli, lo fa sentire ancor più fiero di credersi un’intelligenza superiore. Dato che sa benissimo di non essere stupido, questo atteggiamento irridente verso di lui alimenta il suo delirio e conseguentemente la sua determinazione.
Nel pieno delle sue “facoltà mentali”, il complottista crede di essere soggettivamente ridicolo, ovvero preso per i fondelli solo da una parte della popolazione pagata per metterlo in ridicolo. Nella fattispecie i debunkers, e questo è primo gradino del delirio.
Qualsiasi voce intonata, quindi fuori dal suo dissonante coro, diventa non un “demistificatore” come il significato del termine stesso suggerirebbe, ma un suo contrario, ossia un “insabbiatore”. Seppur chiamato sempre “demistificatore”, anche se in una lingua diversa. Non male come logica, no?
Al complottista sembra che sia solo il debunker a prenderlo in giro, soggettivamente.
Finché non si renderà conto da solo di essere oggettivamente ridicolo, ossia ridicolo di fronte a tutto il resto del mondo, compreso lo specchio in cui si guarda tutte le mattine, non farà mai marcia indietro. Inoltre, quella che i complottisti vivono come una “guerra” tra thruthers (complottisti) e debunkers in realtà non esiste. Per spiegare la cosa facciamo un esempio pratico: 100 persone colorano una casa di rosso. 1 di loro è convinta di averla colorata di blu e cerca di convincere altri che è blu… Gli altri 99 gli fanno notare che è rossa, ma niente, l’1 che si ritiene più intelligente, è convinto che quel rosso sia in realtà un blu olografico che dà l’impressione di essere rosso e cerca di far aprire gli occhi agli altri 99.
Questo è il complottista. Un mistificatore della realtà che utilizza le più assurde e disparate teorie a supporto del suo preconcetto. A volte anche lucrando. Il debunker invece è colui che, per amore della verità, dimostra che la casa è rossa. E togliere così profitti ai ciarlatani. Se poi ci sono persone che la casa la vedono comunque blu-ologramma, beh, i ciarlatani (ma sarebbe meglio uno psicologo) sono lì per loro.
Ed il bello di tutto ciò, è che i ciarlatani, sono convinti che tutti i debukers siano pagati dal quel fantomatico qualcuno “molto in alto” che ha “rilasciato” la “verità ufficiale” e per questo, da combattere per la “vera verità massima” che credono di sapere solo loro a suon di ologrammi blu-che-sembrano-rossi.  Le ricerche hanno spiegato la presenza nell’individuo di credenze a favore dell’esistenza di cospirazioni governative segrete come semplice e diretta conseguenza di un deficit individuale, come la sfiducia cronica nei riguardi del prossimo (Goertzel, 1994), o la presenza di conclamati disturbi psichiatrici, come la Paranoia (Knight, 2002).
Douglas e Sutton (2011) hanno anche spiegato come l’approvazione delle teorie del complotto dipenda dalla disposizione alla cospirazione da parte dello stesso individuo.
Di fronte alla valutazione delle teorie del complotto, le persone possono utilizzare la proiezione come strumento per capire ciò che gli altri potrebbero avere fatto. In questo modo, chi affermerebbe “sì, probabilmente nella loro posizione lo farei”, è soggetto alla relativa affermazione “sì, sicuramente l’hanno fatto” I sostenitori delle teorie complottistiche diffondono paura, paranoia e sfiducia. Che i complottisti diffondano paura e paranoia è il dato più evidente, ma quello che ad alcuni sfugge è che diffondono anche pericolosa sfiducia verso le autorità e verso gli esperti.

“Non fidarti del governo” “non fidarti del tuo medico” “non fidarti della divulgazione” “non fidarti del tuo datore di lavoro” “non fidarti di nessuno!” “non credere nemmeno a te stesso” “sono tutti criminali, ladri, pagati dal governo, dai massoni, dallo smom, dalla chiesa…tutti! Tutti!”
E la gente si chiude in paura e paranoia, non si fida più di nessuno. Quando qualcuno gli dice qualcosa loro o lo deridono “Non farti ingannare dai potentati…” oppure lo emarginano “Sei un prezzolato!”
E così, senza rendersene conto, tutti i complottisti che sono convinti di combattere il potere occulto, non fanno altro che diffondere paura e paranoia, aiutando quella che è la politica della paura che loro stessi proclamano di combattere. Fermo restando che molti complottisti, sopratutti quelli famosi, mentono sapendo di mentire, spacciano consapevolmente per vere quelle che sono bugie, spesso costruite da loro stessi.
Sfortuna vuole che il mondo, soprattutto internet, è pieno di persone che per suggestionabilità, ignoranza, creduloneria e simili sono il bersaglio ideale di questi ciarlatani complottisti. In realtà è incredibile che la gente possa credere in queste sciocchezze, infatti anche se si è ignoranti in materia basta documentarsi seriamente per capire che sono tutte falsità, ed è ancora più semplice capirlo grazie ai tanti siti italiani ed esteri che sono stati appositamente redatti per spiegare alla gente che quel determinato complotto è una bufala.

Eppure è alquanto impressionante il fatto che a credere nelle bufale complottistiche non sono solo malati di mente e persone estremamente ignoranti, ma anche gente comune: come è possibile questa cosa?

La risposta è che i complotti sono divulgati in modo da ingannare la gente tramite una forma apparentemente accurata, tramite finte prove a corredo del complotto e soprattutto tramite meccanismi psicologici che tendono a raggirare mentalmente il lettore ed a far credere che si tratta di qualcosa di plausibile: chi non è una persona che conosce la materia o non è in grado di fare verifiche sulle affermazioni fatte ha seri rischi di cadere nella bufala complottistica.

I ciarlatani ed i pazzoidi che stanno dietro alle bufale complottistiche, nonostante il loro status di imbroglioni e di malati di mente, non sono idioti o handicappati mentali, ma sono persone in grado di redigere qualcosa di estremamente complesso pur di portare avanti una bufala ed indurre la gente a credergli.

È anche vero che la realtà ci dimostra come basti diffondere qualsiasi storia inventata, anche la più assurda, per trovare persone disposte a crederci ciecamente che arrivano perfino a difenderla ed a diffonderla ulteriormente. La cosa sexy del complotto è che è impossibile sconfiggerlo, perché “loro” sono troppi e meglio organizzati e tu sei da solo. Così puoi cullarti nel fatto che se non stai facendo nulla non è colpa tua, è colpa del nuovo ordine mondiale.  Se il complotto fosse chiaro e inequivocabile e se ci fosse davvero un modo per sconfiggerlo, i complottisti sarebbero capaci di raccontare che è un complotto il fatto che esista un complotto alla luce del sole.
In fondo è tutto un meccanismo di redistribuzione delle colpe, i complottisti in genere non ammettono che la loro vita faccia schifo perché è colpa loro, allora cercano un recipiente su cui scaricare le proprie frustrazioni. Una parte della colpa ce l’ha una certa psicologia, ci hanno abituato che guardarsi allo specchio e dire “non è colpa mia! non è colpa mia!” per 10 minuti al mattino sia qualcosa che ci rafforza. Allora è colpa dei genitori, della società, del sistema, delle scie chimiche, dei complotti etc. Invece, sarebbe molto più terapeutico alzarsi il mattino, andare allo specchio e dire “faccio schifo ed è tutta colpa mia! faccio schifo ed è tutta colpa mia!”. Così che poi una volta finito di auto denigrarsi al mattino per una decina di minuti si prenda coscienza del fatto che se la colpa della tua condizione è solo tua, allora puoi fare sicuramente qualcosa per migliorarla. Un’altra parte della colpa è una sorta di atteggiamento culturale tipico della cultura umana, infatti il fenomeno di rimozione descritto esisteva prima che ci fosse la sua codificazione nella psicologia moderna. Le fantasiose invenzioni dei complottisti sono tutte discendenti delle Dimonie medioevali…..l’uomo ha sempre avuto il bisogno fisico di dare la colpa delle sue fragilità e dell’imponderabile a qualcuno.

Concludo evidenziando l’amara realtà di come il complottismo e la disinformazione che porta con sé stiano rapidamente aumentando grazie ad internet, mentre dall’altro lato diminuisce il numero di persone ed il materiale che combattono tutto ciò, anche perché come si è evidenziato è molto facile inventare bufale complottistiche ma è abbastanza impegnativo smontarle. D’altro canto è anche vero che dalla parte dei complottisti abbiamo ciarlatani, malati di mente e gente realmente convinta che le bufale complottistiche siano vere, e quindi ci sono persone estremamente motivate, mentre dall’altra parte abbiamo persone serie che non hanno molto tempo a disposizione e che non hanno nulla da guadagnarci nel combattere il complottismo se non una soddisfazione personale.  Ma attenzione: il complottismo è qualcosa di pericoloso, ha spesso generato cose orribili e mosso le menti di squilibrati, pertanto è un dovere morale combatterlo, altrimenti continuerà a dilagare senza sosta facendo cadere sempre più persone nei suoi inganni. [FONTE]

 

Commenta l'articolo

commenti

Pin It on Pinterest

Share This

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più, consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi