Prendiamo per buona l’affermazione di Papa Benedetto XVI : “il diavolo esiste ed anche l’inferno”. Ad uno scienziato qualsiasi, di fronte ad un’affermazione del genere, si chiederebbe immediatamente di esibire le prove. In caso contrario finirebbe nel discredito totale del mondo scientifico.

Ma come è noto da oltre duemila anni, Il campo teologico gode di un privilegio unico: non ha l’obbligo di dimostrare le sue affermazioni, i suoi postulati. Spetta, semmai, al mondo laico, ai detrattori, Il compito di dimostrare il contrario.

Immaginate un astrofisico che affermi l’esistenza di acqua su Marte senza mostrare le prove, o un biologo che dica di aver scoperto il vaccino dell’AIDS, fermandosi alla sola asserzione. E’ facile intuire il loro destino, sia sul piano professionale che su quello penale. Per fortuna Giovanni Paolo II, suo predecessore, è stato un poco più chiaro, presentando il Demonio come una specie di programmatore: “il demonio esiste, ha un suo regno, un suo programma che esige stretta logica dell’azione, una logica tale che il regno del male possa reagire , anzi che possa svilupparsi negli uomini.

Sarebbe stato più convincente se avesse indicato l’ubicazione del regno, dove vive e programma. Niente da fare. Paolo VI, sull’argomento, reintroduce elementi contraddittori e sibillini, lasciandoci in un mare di incertezze ed arbitrarie interpretazioni: “il diavolo è un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. E’ una terribile realtà, misteriosa e paurosa. E’ il nemico numero uno”. E’ un bel dilemma affermare, da un lato, l’esistenza e dall’altro proclamare la sua realtà misteriosa? Per loro tutto è possibile. Occorre risalire nientemeno al primo Papa, San Pietro, per avere una rappresentazione realistica del “Maligno”. Lo raffigura come una belva feroce: “siate temperanti, vigilate, il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente va in giro, cercando di divorare. Resistetegli saldi nella fede”. Finalmente un po’ di chiarezza, un po’ di antica saggezza, riconduce la mente ad una bestia conosciuta. Conoscendo il pericolo gli uomini si possono dotare dei mezzi di contrasto e combattere il nemico senza alcuna difficoltà. Il povero leone, fra l’altro, insieme ad altri animali, corre il rischio dell’estinzione, figuriamoci se fa paura! Ma la discordanza dei Papi sulla rappresentazione di Beelzebul merita un approfondimento e noi scomoderemo le “sacre” scritture per trovare qualche raggio di luce.

Sono oltre 400 le citazioni delle “sacre” scritture sulla misteriosa figura: diavolo, demonio, satana, serpente, dragone, maligno, lucifero, spirito immondo, beelzebul, ecc. Nel Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) la parte più antica della Bibbia, non si trova traccia del diavolo.

Possessioni? C'è chi ci "campa" da 2000 anni.

Possessioni? C’è chi ci “campa” da 2000 anni.

Nel libro di Giobbe (Giob 2,2) satana è rappresentato come un collaboratore del Signore, una specie di pubblico ministero che mette sotto accusa Giobbe, lo spia e lo indaga per suo conto. Il Signore disse a satana: “Da dove vieni?” Satana rispose: “Da un giro sulla terra che ho percorso”. Il Signore chiese a satana: “ Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto …” Satana risponde al Signore: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla? … Ma stendi la tua mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia”. Il Signore disse a satana: “Ecco quanto possiede è in tuo potere, … soltanto risparmia la sua vita”.

Nel libro di Zaccaria (Zac 3,1) satana veste i panni dell’accusatore di Giosuè in un tribunale celeste: “Poi mi fece vedere il sommo sacerdote ritto davanti all’angelo del signore e satana era alla sua destra per accusarlo”. Nel libro di Tobia (Tob 3,8) satana viene descritto come un demone cattivo e geloso di Sara, tale Asmodeo, che fa morire tutti i potenziali mariti prima che consumassero il matrimonio (guarda un po’ dove ficcano il naso questi diavoli!). Ma questo diavolo devastatore non è una scheggia impazzita, agisce per conto di Dio (Tob nota 8) : “Dio si serviva di lui per punire i peccati dei mariti di Sara”. La maledizione finisce quando Sara sposa Tobia e gli insegna un rimedio magico: “Bruciare cuore e fegato di pesce sulla brace”. Pare che l’odore pungente di arrosto provocasse una reazione allergica e fosse in grado di respingere Asmodeo. Un pacato ragionamento di un misero mortale deduce che il demone, per recepire gli odori doveva necessariamente possedere le cellule olfattive, caratteristica di un essere animale, compreso l’uomo. i Chissà se l’antidoto funziona ancora oggi? Basterebbe mezzo chilo di merluzzo per scacciare l’immondo, evitando a padre Gabriele Amorth estenuanti pratiche esorcistiche. Nel Nuovo Testamento satana subisce un’involuzione, da Pubblico Ministero dell’A.T. si trasforma in uno spirito immondo che vaga sulla terra (non si sa con quali mezzi) in cerca di corpi da possedere.

Nel vangelo di Matteo (4, 1-11) il diavolo diventa il tentatore di Gesù, senza riuscire però negli intenti, in quanto la forza morale di Gesù prevale su quella del maligno. La personalità del Nazzareno viene in questo caso molto scalfita; si lascia maltrattare in una maniera indecorosa. Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei figlio di Dio gettati giù …., gli angeli ti sorreggeranno”. Gesù si lascia condurre, viene sballottato su e giù come un oggetto senza peso, in totale balia del demonio. Da padrone dell’A.T. diventa garzone, una strana metamorfosi.

In Marco (5,1-13) iniziano le pratiche di esorcismo. “Gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito immondo”. “Come ti chiami”, chiese Gesù. “Mi chiamo Legione”, rispose, “perchè siamo in molti”. Gli spiriti stessi chiedono a Gesù di non cacciarli da quella regione (anche i diavoli si affezionano ai luoghi dove vivono, sono stanziali) e di mandarli in quella mandria di porci. “Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila ed affogarono uno dopo l’altro nel mare”. Se i diavoli annegano con i porci, nelle acque, significa che possiedono una massa, quindi un peso che li imprigiona nei corpi stessi e li trascina negli abissi. Sono di conseguenza soggetti alle leggi della fisica. In molte pratiche di esorcismo, in tempi attuali, dopo “tormentose lotte”, il diavolo, “lasciando la vittima”, provoca diversi fenomeni fisici: rumori, botti, fischiar di vento, sbatter di porte, ecc.. Per generare il movimento della porta, il demonio deve possedere una massa che, dotata di velocità, determina una variazione della quantità di moto e quindi una spinta (tipica del flusso d’aria). Gli esempi citati fanno propendere per la natura corpuscolare dei diavoli. A questo punto sorgono spontanee delle domande.

Da dove e come entra satana nei corpi delle povere vittime, dal naso, dalla bocca, dagli occhi, dai pori della pelle o dal buco del culo? Con una serie di accorgimenti: mascherine dai pori microscopici si potrebbe impedire l’ingresso dalle vie respiratorie; con occhiali aderenti al viso si potrebbe evitare l’ingresso dagli occhi. Sul corpo potrebbero spalmarsi dei profumi molto intensi, diavolorepellenti. (Ancora oggi pare che funzionino, almeno stando alle parole di esorcisti celebri: “per alcuni è insopportabile, durante l’esorcismo, essere aspersi con acqua benedetta, sembra quasi che bruci, per altri è insopportabile il soffio dell’esorcista sul viso”).

Rimane l’ultimo accesso, la via rettale, ma vista la sensibilità dei demoni agli odori, questa strada, impregnata di gas caustici non sembra percorribile. Ma cosa consigliano i Papi e padre Gabriele Amorth (decano degli esorcisti italiani) per prevenire la presenza del diavolo? “Vivere in grazia di Dio, essere fedeli alla preghiera, non fare pratiche occulte”. E in più, continua G. Amorth, “satana insiste sulle tre grandi passioni: concupiscenza, successo e potere” (secondo questa visione oltre il 70% della popolazione è potenziale preda del demonio), oltre “all’immoralità di certi spettacoli che mostrano violenza, orrore e sesso” ( il sesso non poteva mancare, ritorna il chiodo fisso dei preti e della Chiesa: il sesso come peccato).

Sugli adulti, dotati di intelligenza media, le minacce del diavolo e dell’inferno, da parte delle istituzioni religiose, per spingerli nella braccia della fede non dovrebbero attecchire, ma sui bambini l’impatto è disastroso: crea paure, terrore e timore di Dio, rendendo le piccole creature docili e ammaestrabili. Ai bambini bisognerebbe insegnare gli aspetti positivi della vita: giocare, sorridere, apprendere i fenomeni meravigliosi della natura, non le “fiamme eterne dell’inferno” che si registreranno nel loro cervello e sarà duro estirparle. Il vero peccato è commesso da tutti gli adulti che provocano traumi psicologici nella mente degli adolescenti, da quelle persone che esercitano azioni di pura violenza su anime fragili e indifese.

State tranquilli, bambini, dormite serenamente, il diavolo non esiste e nemmeno l’inferno; sono soltanto il frutto di menti diaboliche.

[Fonte]


 



 

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