Circa un anno fa scrissi un post che titolai “Cronaca di una morte annunciata”. Indossato l’abito che fu di mago Merlino predissi la breve vita che avrebbe avuto l’editoria digitale in Italia. Avevo ragione? Avevo torto? Come stanno le cose un anno dopo?

 In Italia gli ebook si trovano in una sorta di terra di mezzo dove da una parte abbiamo i vincitori che sono  lettori di libri digitali sempre più avanzati e a portata di tutte le tasche e i vinti: l’editoria digitale in toto. La realtà dei fatti ci viene fornita da un’indagine svolta pochi mesi fa dall’Associazione Italiana degli Editori che mostra risultati senza appello e cioè che solo il 20% degli intervistati sa cosa sia un ebook e globalmente le vendite dei libri in digitale occupano meno dell’uno percento del mercato: per essere precisi lo 0,03% totale nel segmento dell’editoria.

Con questi numeri il mercato è destinato non solo a non decollare, ma ad estinguersi in poco tempo. I grandi editori italiani non hanno colto l’occasione propizia del boom globale degli ebook e nonostante i costi prossimi allo zero che comporta il passaggio dalla carta (ormai i libri nascono tutti  in formato elettronico perché si scrivono su un PC e non più su una macchina da scrivere) si sono inizialmente arroccati dietro la scusa della scarsa disponibilità per il nostro mercato dei lettori e poi hanno adottato per i pochi titoli disponibili assurdi sistemi di protezione (Adobe Digital Editions in primis) che, come solito, hanno finito per penalizzare e scoraggiare solo l’utente onesto: quello che il libro se lo vuole comprare ma che tra attivazioni complesse, protezioni che limitano la distribuzione del libro su più dispositivi, errori di licenza, incompatibilità e costi solo di poco (se non uguali) alla versioni cartacee, ha preferito desistere. Nasce così tutta una pletora di siti che in maniera non legale diffonde libri craccati (!!!), riconvertiti alla meno peggio in PDF e spesso mal formattati. Insomma Ray Bradbury e il suo “Fahrenheit 451” in versione all digital.

Ad un anno di distanza da quel primo post sugli ebook la situazione è sostanzialmente rimasta uguale. Qualche editore coraggioso (Newton Compton, Delos) sta provando a distinguersi in positivo  proponendo libri senza DRM (Digital Rights Management) e a prezzi sensibilmente più convenienti rispetto all’analoga versione su carta ma sono l’eccezione. Infatti se prendiamo, ad esempio, un libro di recente uscita come “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco possiamo verificare che la versione su carta stampata costa Euro 11,20 mentre quella su eBook Euro 9 e cioè poco meno di 2 euro. Vi pare questo l’approccio giusto verso un mercato nato già agonizzante e sostanzialmente rimasto in fase embrionale? Se la gente non “capisce” (e nemmeno noi in verità) perché nonostante abbia comprato il suo ebook non può leggerlo sul suo iPad o Kindle senza sbattersi tra protezioni, attivazioni, programmi di terze parti orrendi, inutili tecno-complicazioni da multi-formato (mobi, epub, pdf, ecc.) non può essere che qualcosa nella strategia di vendita sia stata sbagliata? Magari il nostro mercato infinitamente più piccolo di quello americano poteva essere (almeno inizialmente) stimolato con la vendita di libri in formato digitale  privi di protezioni così inutilmente limitative e castranti come quella di Adobe. L’assurdo finale: l’utente più smaliziato COMPRA il suo eBook originale, lo sprotegge da se in meno di 5 secondi e se lo carica/presta dove e quando vuole. Ma prima o poi si stancherà anche di questa “giostra” e si rivolgerà esclusivamente al “mercato parallelo” di cui parlavamo sopra e il già comatoso sistema di vendita registrerà linea piatta accompagnata da un prolungato bip. Ci si domanda poi come sia possibile che Amazon.com lo scorso anno abbia venduto più libri digitali (per il suo lettore ebook Kindle) che tradizionali. Avete mai provato a scoprire come si compra un libro con il Kindle? Cose dell’altro mondo! Si, davvero.






 

 

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