Il terremoto che ha colpito Amatrice e le zone limitrofe ha di nuovo dato voce ai ciarlatani che affermano di poter prevedere un terremoto, ignorati dalla scienza che essi chiamano ufficiale. Sono quelle persone che nella vita fanno o hanno fatto tutt’altro, tipo – ne scelgo uno a caso – l’elettricista in pensione, e tuttavia si spacciano per esperti di sismologia (“…ero in America per lavoro quando ho avuto notizia della scossa…”  Per lavoro? Che lavoro?). Quelle persone che “dopo” lo avevano previsto, e “i dati parlavano chiaro”. Quelli che sul loro sito riportano le misure dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) come se fossero le loro, condite da preziosi consigli molto umani del tipo “se c’è il terremoto state fuori di casa”, oppure “potrebbero esserci altre scosse” (mavalà? E noi che credevamo che il terremoto era una roba da una botta e via!). Quelli che già all’Aquila lo avevano previsto, e poi si scopre che lo avevano previsto a Sulmona in un altro periodo, nonostante all’Aquila ci fossero già state numerose scosse, sbagliando quindi non solo il luogo ma anche la data, tanto che si sono pure beccati una denuncia per procurato allarme.

E poi c’è chi crede ai ciarlatani. Chi li ascolta e li ringrazia su Facebook come fossero dei santoni. Perché la caratteristica dei ciarlatani è sempre questa, qualunque sia il loro campo di azione: dalle cellule staminali al cancro, dalla fusione fredda al terremoto, si propongono al mondo come i paladini incompresi della Verità, i Don Chisciotte che lottano contro l’establishment, osteggiati dai potenti ma vicini al popolo che per questo li adora. Chi crede a questa gente pensa evidentemente che sia possibile che un’intera comunità scientifica si sbagli sulla previsione dei terremoti, e abbia invece ragione uno che nella vita ha sempre fatto tutt’altro. Suppongo quindi che questa gente se si deve operare di appendicite non vada dal chirurgo ma dall’amico commercialista che ha la passione della medicina, e il dente del giudizio se lo fa togliere dal postino, che ha studiato come fare sul sito viaidentifacilefacile.com.   E poi sulla previsione dei terremoti proviamo un attimo a collegare il cervello e ragionare. Chiediamoci innanzitutto che cosa intendiamo noi, popolo inesperto che discute su Facebook, quando parliamo di previsione di terremoti.

Noi, gente che si indigna perché l’elettricista in pensione ci dice che lo sbuffo di Radon misurato 20 giorni fa è stato ignorato dagli scienziati, cosa chiediamo da una previsione di un terremoto? Quale caratteristica deve avere la previsione di un terremoto per lasciarci soddisfatti? Come dovrebbe essere per dire che la scienza ha fatto finalmente il suo dovere? Quanto precisa e circostanziata dovrebbe essere per non farci poi invece incazzare maggiormente e sfogare la nostra indignazione sui social network verso i politici e gli scienziati incapaci? Cosa avremmo voluto sapere quando ci lamentiamo che potevamo essere avvisasti dell’immane tragedia che stava per abbattersi?Chiediamoci questo, e poi chiediamoci se quello che è capace di darci l’elettricista in pensione o chi per lui soddisfa le nostre richieste su quello che intendiamo per “previsione di terremoto”.  Immaginiamo quindi che domani, accendendo la tv, ci dicano che nella nostra città accadrà un terremoto di magnitudo molto alta. Un terremoto potenzialmente devastante.

Per prima cosa vorremmo sapere “quando” ci sarà il terremoto. E qui viene il punto.  Infatti siccome nessuno, nemmeno l’elettricista in pensione, può dire ora, giorno e luogo esatti, ma solo dare al massimo una probabilità entro un certo periodo di tempo che tipicamente è molto poco definito, quello che potrà succedere è che la gente se ne fregherà se la previsione ha grandi incertezze. D’altra parte qualunque esperto (vero) di terremoti vi dirà che l”Appennino centrale e meridionale è un territorio ad alto rischio sismico, e se prendete una zona a caso, la probabilità che prima o poi vi avvenga un evento sismico importante è molto alta. In media in Italia avviene un terremoto di magnitudo superiore a 6 ogni 10-15 anni. Nonostante questo sia ben noto, e può essere inteso a tutti gli effetti come una previsione sostanzialmente certa, la gente continua a vivere in paesi che hanno la pistola puntata alla tempia, abitando in case che certamente non potrebbero resistere a un sisma di grande intensità. E continua a viverci senza nemmeno fare interventi di consolidamento delle costruzioni.

In California, ad esempio, sanno del famoso “big one” che pende come una spada di Damocle, ma continuano a fare quello che fanno, come se niente fosse. Quindi questo vuol dire che una previsione generica di un evento sismico non è quello che noi chiamiamo “prevedere i terremoti”, dato che, alla luce dei fatti, di queste previsioni ce ne freghiamo alla grande.  Quindi se non ti mettono il pepe al culo con una previsione più che precisa i fatti ci insegnano che non ti preoccupi più di tanto. Ovvero se la previsione non è più circostanziata di quella che fanno già gli scienziati, è inefficace. Benissimo, allora rendiamola più circostanziata!  Supponiamo che ti dicano che “entro due mesi ci potrebbe essere un terremoto”. Certo, alcuni potrebbero preoccuparsi. Ma cosa credi che la gente smetta di lavorare, chiuda case, scuole, alberghi e negozi e vada alle Maldive in attesa del terremoto? Lasciando il paese in mano agli sciacalli, che quando tornano non ci trovano nemmeno lo zerbino? Una previsione del genere è garantito che non può indurre la gente a smettere di fare quello che fa e scappare. Al massimo metterà ansia, forse panico, ma poco altro, perché non è pensabile che la gente smetta di vivere per mesi in attesa di qualcosa che non si sa quando avverrà.   Allora diamo una previsione molto precisa, per far capire alla gente che non è una cosa da prendere sottogamba. Se sei uno che asserisce di saper prevedere i terremoti e hai migliaia di followers su Facebook puoi dire, se hai le palle e sei veramente convinto di essere nel giusto, che il gioro X più o meno qualche giorno ci sarà un grosso terremoto nella zona compresa tra i paesi Y e Z. Evvai! A questo punto se la gente non scappa è proprio scema!   Perfetto, questo sarebbe quello che in tanti intendono per “prevedere i terremoti”. La gente probabilmente sarebbe presa dal panico, molti scapperebbero, spesso in modo disorganizzato con tutto quello che ne consegue, salvo quei pochi avventati che non credono agli elettricisti in pensione che si dilettano di sismologia. Se però avvenisse effettivamente il terremoto proprio in quella ristrettissima finestra spazio-temporale prevista, si salverebbero molte vite! Se avvenisse.

Ma se invece non succede niente? Come d’altra parte è molto probabile che accada, perché nessuno, nemmeno gli elettricisti in pensione con l’hobby della sismologia, sanno dare previsioni così circostanziate sugli eventi sismici, anche se lo danno a credere. In questo caso cosa farà la gente se passata una settimana dalla previsione del terremoto non è successo ancora niente? Semplice, tornerà a casa. Perché mica siamo tutti mantenuti! Mica possiamo starcene senza fare niente in albergo per mesi senza lavorare perché qualcuno ci ha detto che ci sarà un terremoto che invece non arriva! E la volta dopo, quando il nostro eroe dirà “scusate, la volta scorsa mi ero sbagliato, non avevo valutato bene i dati, ma stavolta invece sono sicuro!”, si fiderà molto meno della sua previsione.E il risultato quale sarà? Sarà che se e quando arriverà la scossa, questa coglierà tutti nel sonno impreparati come se la previsione non fosse mai avvenuta. Perché, casomai non fosse chiaro, nemmeno gli elettricisti in pensione riescono a prevedere i terremoti in modo così infallibile e preciso come si richiederebbe da una “previsione di terremoto” che torni utile. Anche se hanno migliaia di followers su Facebook. E quindi, cari previsori di terremoti che fate proseliti su Facebook, e cari quelli che gli credono e li osannano come santoni, lasciatemi dire che non avete proprio capito che cosa significhi fare prevenzione nel caso dei terremoti.  Perché vedete, la prevenzione non è prevedere il terremoto, dato che qualunque previsione sarà comunque affetta da incertezze enormi tanto da vanificarne in pratica l’efficacia. La vera prevenzione è costruire case che garantiscano sufficiente sicurezza qualora dovesse arrivare il terremoto, senza doversi preoccupare di quando arriverà. Case che permettano alla gente di vivere serena, di lavorare, di dormire, con la ragionevole certezza che, qualora dovesse arrivare un terremoto anche forte, quella casa non si sbriciolerà, ma al massimo potrà cadere qualche pezzo di intonaco o un cornicione, senza tuttavia uccidere nessuno. Oltre, eventualmente, a imparare come comportarsi in caso di scossa sismica, come fanno in Giappone e in altri luoghi dove la scala Richter è di casa. Invece da noi si continua consapevolmente a vivere in zone in cui la probabilità di un evento sismico importante è notoriamente alta (questa è una previsione certa!), abitando in case assolutamente inadatte a resistere a scosse violente senza tuttavia effettuare alcun tipo di consolidamento alle strutture, nemmeno i più semplici, salvo poi chiedersi se si poteva prevedere il terremoto dopo l’ennesima strage. Ma il terremoto era già stato previsto! Quindi, per favore, smettetela una volta per tutte di scassare la minchia dopo ogni terremoto lamentandovi che non era stato previsto, e sperare che la scienza sia capace di prevederveli per tempo. Smettetela perché voi per primi, come tutti gli altri, me compreso, non sapreste che farci della previsione dei terremoti se questa non fosse assolutamente certa. E siccome una previsione di un evento sismico non potrà mai essere assolutamente certa, perché prevedere il comportamento della crosta terrestre è un filo più complesso dei problemini di fisica delle superiori, dato che le variabili in gioco sono ennemila e la loro conoscenza è tutt’altro che perfetta,  per favore basta con questa storia tutte le volte, e incazzatevi piuttosto perché le case non sono costruite in modo sicuro!

PS: mentre scrivevo questo articolo ho appreso che il Codacons ha prontamente richiesto al presidente della Regione Lazio di aprire un’indagine immediata sulla protezione civile per: “…accertare se prima di questa notte il centro sismologico e la Protezione civile regionale abbiano registrato movimenti sismici nelle aree interessate dal terremoto. Sembra infatti impossibile che un sisma di tale potenza non sia stato preceduto nei giorni scorsi da precisi segnali di allarme in grado di portare ad iniziative a tutela della popolazione.” Il Codacons chiede se prima ci sono state altre scosse. E gli sembra impossibile che non ci sia stata nessuna evidente avvisaglia tale da far evacuare la gente! Ma veramente il Codacons crede che “altre scosse” siano un indicatore di un terremoto disastroso imminente? Ha mai provato, il Codacons, a guardare quante scosse di terremoto ci sono ogni giorni in Italia e nel mondo? Ha mai provato a dare un’occhiata nella pagina dell’INGV, che pubblica questa lista giorno per giorno? Ha qualche vaga idea, il Codacons, di cosa sta parlando?Metto qua sotto la schermata, tratta dal sito dell’INGV che ho indicato sopra, della lista degli eventi sismici nei giorni immediatamente precedenti l’evento disastroso di Amatrice. Se ne deduce che, secondo il Codacons, la protezione civile avrebbe dovuto allertare e magari far evacuare le popolazioni del Gargano, di Macerata, di Parma, della Calabria, di Palermo, di Ravenna, dell’Aquila, di Forlì, di Messina e del Tirreno meridionale. Eppure, sembrerà impossibile al Codacons, ma nei giorni precedenti non c’è stata nemmeno una scossa nella zona dove poche ore dopo si è scatenato il finimondo! Ma guarda un po’ questi terremoti che dispettosi, che non si comportano come vorrebbe il Codacons!

Sembra impossibile, eh?Questo è quindi il comitato che dovrebbe difendere i consumatori?  Ma io voglio un comitato che mi difenda dall’incompetenza del Codacons, piuttosto! [Articolo di Helter Skelter]


 



 

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