A me sembra che tutti si considerino intelligenti. A giudicare dagli status che leggo sui social, dalle chiacchiere con gli sconosciuti al bar e dai discorsi che mi capita di ascoltare, tutti sono generosamente dotati di materia grigia e ne fanno gran sfoggio. Non della materia grigia, ma della loro convinzione di averla. Io ad esempio ho un QI di 132,  so di essere intelligente. Ma a volte (spesso) devo sembrare stupido per poter interagire con gli altri, insomma quel genere di stupido tipo mangia-terra dei gerani. Eppure, ogni volta che incontro qualcuno stupido davvero, questo si ritiene intelligente, e ritiene tutti gli altri stupidi.

Qualcosa non torna. Se ci affidiamo ad esempio al QI come metro di valutazione attendibile ci ritroviamo di fronte a a un grafico come questo.

Si può notare che la quantità di stupidi è pari alla quantità di intelligenti, mentre la fetta più grossa della popolazione è arroccata, chi più vicino chi meno, al picco gaussiano della mediocrità. Quindi se ne può dedurre che non è possibile che tutti siano intelligenti.Qualcuno potrebbe obbiettare che il QI non è un parametro attendibile – e se lo è lo è solo delimitato a un ambito ristretto – e gli ex concorrenti della Pupa e il Secchionesembrano confermare tale obiezione. Ma a questo punto bisognerebbe capire cos’è l’intelligenza. È la cultura? La nozionistica? La capacita di risolvere i problemi? L’adattamento? La potenza dei rutti?

Il fatto è che nonostante sia molto complicato definire l’intelligenza, la maggior parte delle persone si definisce intelligente.Io non ho né la capacità né la voglia di capire cos’è ontologicamente l’intelligenza, però ho voglia di capire perché tutti vogliono apparire ontologicamente intelligenti. Cosa avrà mai di così speciale questa intelligenza? Nella società in cui viviamo non è meglio una bella quarta di reggiseno? Per iniziare bisogna innanzitutto analizzare i modi e le forme con cui le persone lo dichiarano. Infatti è molto raro che qualcuno lo dica esplicitamente; la soddisfazione non nasce dal fatto che io mi consideri brillante, ma dal fatto che gli altri mi reputino tale, ovvero nasce dal riconoscimento. Perciò la maggior parte delle volte vengono utilizzate delle frasi standard per suggerirlo agli altri. Bisogna quindi dedurre per inferenze.

Queste frasi standard sono in numero illimitato e dalle illimitate sfumature, possiamo però per semplificazione riportare qui le più comuni.

a) “La gente è stupida”

b) “Vorrei essere stupido per essere felice”

Queste due affermazioni, che spesso vanno a braccetto, veicolano molti più messaggi di quello che può sembrare ad una prima lettura.

Prendiamo il caso a) “La gente è stupida”. Questa frase non ci comunica solo che il soggetto che la esprime giudica la gente stupida, ma anche che lui si ritiene intelligente tramite un processo di esclusione, altrimenti direbbe “Siamo tutti stupidi”. Ne consegue che si ritiene diverso dagli altri, e dal momento che comunemente parlando la stupidità è un valore negativo, mentre l’intelligenza è un valore positivo, quello che ci sta dicendo è:

“Io sono migliore degli altri.”

Visto che la frase “Io sono migliore degli altri” porta con sé tutta una serie di rotture di palle, tipo il fatto di dover giustificare come e in cosa lo si è, dirlo attraverso la formula “La gente è stupida” è molto più comodo.

Ma non è tutto.

Se uno volesse semplicemente dichiarare di essere migliore degli altri, utilizzerebbe la frase “Io sono migliore degli altri”, come fa Mike Tyson o Berlusconi. Usare la formula “la gente è stupida” significa anche insultare gli altri ed esprimere una componente di rabbia e frustrazione. Sostanzialmente la traduzione corretta sarebbe:

“Io sono migliore degli altri e questi altri non lo riconoscono. Questo mi fa incazzare.”

La frustrazione generata dalla mancanza di riconoscimento porta infelicità. Perché viviamo in un mondo dove il rapporto con gli altri è fondamentale per il nostro benessere. Perciò il nostro mitico narcisismo (raffigurato qua sotto nella foto) ci fa dire che la gente è stupida non in quanto tale, ma in quanto non in grado di riconoscere la nostra grandezza.

Questo si ricollega alla frase b) “Vorrei essere stupido per essere felice”, che più esplicitamente ci dice che il soggetto che la esprime non solo si ritiene non stupido, ma anche infelice, proprio perché non stupido.

Che è una cosa stupida, perché se essere stupidi significa essere felici ed essere intelligenti significa essere infelici, essere intelligenti significa essere coglioni, che è un po’ un controsenso.

La suddetta frase andrebbe tradotta in questo modo:

“A volte vorrei essere felice come le persone felici, ma la causa della mia infelicità non è la mia incapacità di essere felice, la causa è che tutti gli altri sono stupidi e non capiscono la mia grandezza”

In sostanza, sebbene definire l’intelligenza in senso ontologico sia un’impresa difficile da portare a termine, si può facilmente inquadrare l’intelligenza nel sentire comune.

Quando qualcuno dice che la gente è stupida in realtà sta dicendo:

“Io sono migliore degli altri e questi altri non lo riconoscono. Questo mi rende infelice. A volte vorrei essere felice come le persone felici, ma la causa della mia infelicità non è la mia incapacità di essere felice, la causa è che tutti gli altri sono stupidi e non capiscono la mia grandezza”

In conclusione, l’intelligenza è una consolazione per gli infelici. Come per i brutti. [Fonte]

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