AGGIORNAMENTO:

In un’intervista telefonica al TG1 delle ore 20 l’amministratore delegato della Galbani ha stigmatizzato i recenti avvenimenti riferendo che si tratterebbe di un singolo episodio avvenuto nel 2005 e già sanzionato.

Allo schifo alimentare a cui siamo ormai tutti sottoposti non c’è più fine. Dopo le uova con i vermi riciclate nelle merendine e le mozzarelle alla diossina ci pensa un dipendente del marchio storico “Galbani” a darci la mazzata finale. I commenti alla fine…nella speranza che non sia vero.

Vi riporto l’articolo che è stato pubblicato oggi su Repubblica.it:

dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

NON BASTAVANO le indagini – che continuano ad ampio raggio – delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi “scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori” (dalle carte dell’inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori – venditori e addetti allo stoccaggio – hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere “stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta”.

A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell’azienda. Da lì – stando al dossier ora al vaglio degli investigatori – dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi “tenuti in vita”.

Il marchio Galbani è già coinvolto nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende “riciclone” che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo “bonificavano” mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia).

Decine di tonnellate di merce qualificata come “residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare” erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute.
Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. “Big logistica” è la società che distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia.

Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali “piazza” in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È qui, nella base umbra, che deflagra il caso “etichette”. Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia “interna”. Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che – in una serie di comunicazioni riservate – viene definito un “sistema vergognoso”.

Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di “incastri” sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella “Golosissima” scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l’11-05-2005.

La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono – prove alla mano – al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L’incontro avviene in un hotel di Perugia.

“C’è da vergognarsi”, “i capi sanno tutto”, “se vengono fuori queste cose, l’azienda chiude domani”. Di fronte all’outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall’intraprendere eventuali azioni di denuncia. “Certo, bisogna intervenire… – dice – metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che stè notizie escano fuori di qui”.

Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il “trucco” sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa.

Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle “carenze igieniche” durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in “celle private” ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell’azienda (“Galbani vuol dire fiducia”). Ma questa è un’altra storia.

Vi allego inoltre la conversazione tra i dipendenti (stufi della situazione) e un dirigente dell’azienda:

Per diritto di cronaca vi allego la lettera aperta della “Galbani” che è anche disponibili sul loro sito web:

GALBANI RIBADISCE ANCORA UNA VOLTA L’ASSOLUTA QUALITA’ DEI PROPRI PRODOTTI

Milano 5 settembre 2008: Ancora una volta il marchio Galbani è stato associato ad una vicenda in cui l’azienda non è assolutamente coinvolta.

Galbani ribadisce infatti la completa estraneità alle notizie su truffe e scandali alimentari apparse sulla stampa nazionale, che contengono affermazioni relative al nostro marchio assolutamente false.

Galbani con particolare riguardo alle notizie di oggi dichiara che non ha mai acquistato nè prodotto grattugiato, nè formaggi, nè semilavorati da DELIA, Società coinvolta in questa ultima indagine della procura di Piacenza.

I formaggi grattugiati in commercio a marchio Galbani sono prodotti da fornitori terzi a partire unicamente da formaggi duri, escludendo l’utilizzo di materie prime fuse. Questi fornitori, come tutti quelli con cui lavoriamo, sono soggetti ad accreditamento e sorveglianza secondo rigidissime procedure interne di qualità che investono tutta la filiera produttiva, dall’approvvigionamento della materia prima fino alla distribuzione del prodotto finito, e garantiscono la completa rintracciabilità del prodotto e la conformità agli elevati standard interni.

I nostri prodotti sono sottoposti a verifica di tutti i requisiti igienico sanitari, accertati attraverso oltre 1.400.000 analisi annue e mediante l’applicazione di rigide procedure che non sono mai venute meno. Produciamo nel rispetto della tradizione partendo solo da latte e materie prime di eccellente qualità.

La qualità dei prodotti, la tutela della salute dei propri consumatori e la loro piena soddisfazione sono infatti da oltre 100 anni i nostri obiettivi primari.

Galbani a fronte di notizie non rispondenti al vero o lesive della propria immagine in Italia ed all’estero si riserva di agire a tutela dei propri diritti nelle sedi opportune.

Che si può aggiungere a tutto ciò…che ormai non frega più niente a nessuno della nostra salute, nemmeno all’attuale governo che ha ben pensato che il “Ministero della Sanità” potesse essere accorpato.  Se quello che è sucesso alla “Galbani” venisse confermato ci troveremmo di fronte ad uno stato di emergenza-salute assoluto e nel TOTALE disinteresse di coloro che sono preposti ad evitare  che cose del genere accadano.

Ci fanno mangiare merda e dicono che abbiamo l’acetone per il troppo cioccolato!

Fate largo ai furbi, ai razzisti e agli avvelenatori alimentari. Bastardi!

 

 

 

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