Tra i numerosi tagli alla res-pubblica introdotte con la manovra finanziaria 2011-2014 e approvata quasi all’unanimità con tanto di “bacio accademico” del Presidente della Repubblica, due elementi importanti hanno colpito in modo particolare l’opinione pubblica: la casta che non ha minimamente ridotto i costi della (sua) politica e la reintroduzione del ticket sanitario anche per gli interventi di pronto soccorso. Ma, ovviamente, c’è dell’altro e ci tocca nel quotidiano.

I lavoratori dipendenti (e non tutti gli italiani come si è solito dire) continuano a pagare sempre più tasse e a ricevere sempre meno servizi. In particolare nell’ambito sanitario accadono fatti che lasciano sconcertati ed indignano anche perché per le istituzioni non sono che una piccola puntura di zanzara, un fastidio il solo sentirsi raccontare come è andata. Così Regione e Provincia sono talmente sommersi dai buchi di bilancio da essi stessi creati in anni di sperequazioni e di cattiva amministrazione che fanno spallucce e attuano la consueta tecnica dello scarica barile (modo di dire ormai logoro come direbbe qualche fine grammatico).

Il documento che potete vedere nel particolare qui sotto (per visualizzarlo interamente fate click sopra) testimonia uno di questi fatti. La signora L.P. con un taglio al piede che richiederà diversi punti di sutura si rivolge al pronto soccorso poiché è l’unico posto di assistenza sanitaria di Rieti per questo tipo di interventi durante le ore serali / notturne. La guardia medica, difatti, non può intervenire poiché non autorizzata a esplicare attività di chirurgia. La signora L.P. entra in pronto soccorso in codice VERDE (almeno il BIANCO e il supplemento ticket le sono risparmiati) alle ore 19:49 del 18 Luglio. Uscirà dall’ospedale alle 03:18 del giorno successivo. Durante queste 7 ore al pronto soccorso c’è solo un codice ROSSO e svariati GIALLI: statisticamente le persone presenti sono quelle che ci si può aspettare in un normale giorno feriale di mezza estate e con nessuna emergenza particolare. L’Ospedale in questione è quello Generale Provinciale di Rieti: il San Camillo De Lellis.

Qui è accaduto che un cittadino abbia dovuto aspettare 7 ore prima di poter essere assistito. Chiariamo subito una questione: nulla si deve imputare come responsabilità al personale sanitario che “fa quel che può”. In realtà le 7 ore di attesa della signora L.P. sono il risultato di una pessima amministrazione locale e dei danni che questo Governo continua a produrre sull’ecosistema sanitario e che si riverberano fino a noi poiché possiamo senz’altro scrivere di ospedali come quello di Amatrice (RI) ormai a mezzo servizio o quello di Magliano Sabina (RI) che sono stati addirittura chiusi. I cittadini sono costretti a rivolgersi all’unica struttura attiva (Il “De Lellis”) con il risultato che il personale è sempre lo stesso (poco) e le persone che necessitano assistenza si sono triplicate. Chiudere ospedali improduttivi (ma si legge sui quali ormai non si può più lucrare) e dire “si fa per migliorare l’assistenza al cliente” è il refrain che raccontano i frombolieri della pubblica amministrazione. Ma la realtà è (repetita iuvant) che aspettare oltre 7 ore per ricevere assistenza non solo è una vergogna ma è anche immorale perché colpisce le classi sociali che non si possono permettere il medico a domicilio, le tasse le paga fino in fondo e sconta sulla propria pelle gli sprechi degli alti papaveri che in anni di pessima amministrazione (repetita iuvant) hanno ridotto la nostra assistenza sanitaria a qualcosa di più vicino a quello che si vede nel cosiddetto “terzo mondo” che in un Paese occidentale.






Commenta l'articolo

commenti

Pin It on Pinterest

Share This