Parliamoci chiaro: l’unico Ministero del Governo Berlusconi che funziona (male) è quello dell’Economia. Tutti gli altri sono sub iudice e quando riescono a ritagliarsi qualche opportunità per proporre leggi, sono boicottati oppure nemmeno presi in considerazione. Uno dei Ministeri peggiori in questo senso è quello dell’Ambiente, presieduto dal (debolissimo) ministro Stefania Prestigiacomo. Già in passato avevamo dato qualche indizio circa l’inefficienza di questo Ministero, in particolare sulla “questione nucleare” dove le preoccupazioni del Ministro in merito si concentravano sul suo futuro elettorale più che sulla sicurezza dell’atomo. L’ultimo schiaffo ricevuto è stato l’abolizione del SISTRI, cioè del sistema di tracciabilità elettronica dei rifiuti. Questo sistema avrebbe permesso di rintracciare (via informatica) tutto il percorso compiuto da un rifiuto speciale fino al suo destinazione ultima: le centrali di smaltimento. Abolendo questo sistema (già di per se fallace) e lasciando solo il registro cartaceo come prova documentale del percorso di un rifiuto, questo nostro Stato ha indirettamente favorito tutta quella serie di attività illecite di smaltimento che nella maggior parte dei casi sono in mano alle cosiddette “ecomafie”. Ma già di per se il sistema SISTRI era non attuabile nelle modalità proposte dal ministero dell’Ambiente. Il perché ce lo spiega Anna Simone, sociologa ambientale, che dalle pagine del suo blog Ecospiragli ne ha seguito la storia passo passo.

Il Sistri funziona tramite un dispositivo elettronico Usb per accedere al sistema, trasmettere i dati, firmare elettronicamente le informazioni fornite e registrarle nella cosiddetta Black Box, attraverso cui si monitora il percorso dell’intero ciclo dei rifiuti. Ogni automezzo deve essere provvisto di una propria Black Box sulla motrice e di una specifica sim card necessaria per trasmettere i dati nella “scatola”. In teoria si dovrebbero conoscere tutte le movimentazioni in tempo reale, in pratica, stando alle prove virtuali, il meccanismo si inceppa e questo crea problemi in primis agli operatori del settore che devono rallentare o sospendere le quotidiane attività lavorative. È stato un flop secondo l’opinione della maggioranza di chi ha a che fare con i rifiuti perché è poco funzionate. Sono stati riscontrati numerosi e svariati problemi tecnici che a volte il call center Sistri non è stato e non è in grado di risolvere. Il mondo dei rifiuti è molto complesso, trasportare questa complessità in un sistema standard informatizzato non è semplice.

Il primo pessimo biglietto da visita del Sistri è stato il “click day”, la prova generale avvenuta l’11 maggio scorso. Già dalla sua nascita ufficiale, stabilita con decreto ministeriale il 17 dicembre 2009, il lancio del sistema aveva subito diversi slittamenti a causa di ritardi nello sviluppo dell’infrastruttura. Il giorno del click day, l’entrata in vigore definitiva del Sistri era prevista per il primo giugno. Un obiettivo ambizioso anche se la prova generale non si fosse rivelata uno sfacelo. In realtà, di avvisaglie ce n’erano già state: molti utenti, in occasione di incontri, corsi e seminari organizzati dalle organizzazioni di categoria avevano scoperto di avere problemi comuni: chiavette USB che non funzionavano e non venivano recapitate in modo capillare, installazioni delle black box problematiche, accesso al sistema lento, bug vari ed eventuali. Poi, la prova generale. Il test, organizzato su richiesta di Confindustria, Rete Imprese Italia e altre associazioni di categoria ha coinvolto 300mila imprese che si sarebbero dovute collegare insieme per verificare la capacità del sistema di elaborare un alto numero di accessi contemporanei. Dalla mezzanotte alle 17 dell’11 maggio, secondo i dati del Ministero, gli accessi sono stati 121.991, con 65.985 utenti connessi. 21.762 sono state le operazioni concluse con successo. Per Stefania Prestigiacomo la prova è superata. Purtroppo solo per lei. Gli accessi non riusciti sono stati infatti 37mila, da parte di 18mila imprese, circa il 30% del totale. Ma secondo alcune delle associazioni coinvolte, ad avere problemi è stato il 90% dei partecipanti allo stress test.Le associazioni promotrici del test ne hanno definito l’esito “totalmente negativo”, sottolineando che “la grande maggioranza degli operatori ha registrato rilevanti malfunzionamenti e il sistema informatico predisposto per il servizio ha mostrato gravi carenze”. Risultato? Gli operatori chiedono a gran voce “la sospensione dell’entrata in vigore del Sistri e un ripensamento dell’intero sistema”, anche perché da quel momento sono previste pesanti multe per chi movimenti i rifiuti in modo irregolare. Non importa se la colpa è del sistema che si blocca.

Dunque tanti soldi pubblici sono andati in fumo verso una tecnologia che già era nata poco promettente. Resta la sensazione (ennesima) di uno Stato che amministra senza alcun rimorso morale verso lo spreco di tanto denaro. Vergognosa poi l’inefficienza di Ministeri importanti come quello per l’ambiente succubi di politiche logore e francamente fasciste.

L’intevista è tratta da un articolo apparso su Giornalettismo.com






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