Gaia e l’indifferenza degli uomini

C’era una volta GAIA: un piccolo pianeta, il terzo distante da una stella chiamata Sole. La sua straordinarietà era quella di essere l’unico pianeta del sistema solare ad ospitare la Vita e tra le molteplici che lo abitavano ce n’era una chiamata uomo. Gli uomini erano, apparentemente, le forme di vita più intelligenti che GAIA ospitava. All’inizio il rapporto era di reciproco rispetto, l’uomo pur moltiplicandosi in maniera esponenziale di anno in anno, non consumava più di quanto avesse bisogno. Ma un giorno, che GAIA ricorda “del ferro”, tutto cominciò a cambiare: lentamente ed inesorabilmente. L’uomo era diventato sempre più avido e per fini diversi da quelli del mantenimento della propria esistenza aveva cominciato ad utilizzare le risorse del Pianeta in modo sempre più sproporzionato. Egli non si curava di quanto GAIA soffrisse: abbatteva milioni di alberi, uccideva i propri mari, inquinava l’aria con fumi venefici.

GAIA non capiva: com’era possibile che l’uomo stesse uccidendo il proprio habitat senza che se ne rendesse conto? Come potevano quei piccoli bipedi non rendersi conto che stavano minacciando la loro stessa esistenza ? Niente. Ogni giorno uomini sempre più malvagi ed avidi infierivano su GAIA nell’indifferenza di altri uomini. Gli altri abitanti del Pianeta si rendevano conto di quanto stesse accadendo, ma non potevano intervenire, non riuscivano a fermare lo sterminio. Avevano provato, ma invano.

Così un giorno, all’improvviso, tra lo sconcerto degli uomini e la rassegnazione degli altri, GAIA emise un ultimo lungo lamento e morì.

 

Disastri chimici, petrolchimici

Alcuni di questi fatti sono in parte descritti in coda alla voce relativa all’industria chimica

Scorie [nucleari]

Sono novantamila metri cubi di rifiuti. Potrebbero riempire il palazzetto dello Sport di una città di provincia. La questione è che si tratta di «spazzatura» molto speciale: scorie prodotte dalla stagione nucleare italiana (quella chiusa con il referendum del 1987) e residui di altre attività, soprattutto medico-radiologiche. Sono tutte radioattive, ma in grado diverso: quelle più delicate, ad altaattività, occupano quindicimila metri cubi ma sono responsabili del 90% della radioattività emessa. Una buona parte è all’estero – in Francia e in Gran Bretagna ma anche in Svezia – in attesa di fare ritorno in Italia sotto forma di blocchi vetrificati.

La ricerca delle (…continua a leggere)

Fukushima: apocalypse now!

“Perché insisto tanto.”

Era tutto vero: il pericolo Fukushima comincia solo adesso e il Giappone non sa come affrontarlo. Le autorità hanno finora mentito, ai giapponesi e al mondo intero: Fukushima era una struttura a rischio, degradata dall’incuria. Un impianto che andava chiuso molti anni fa, ben prima del disastro nucleare del marzo 2011. Da allora, la situazione non è mai stata sotto controllo: la centrale non ha smesso di emettere radiazioni letali. Tokyo finalmente ammette che, da mesi, si sta inquinando il mare con sversamenti continui di acqua radioattiva, utilizzata per tentare di raffreddare l’impianto. Ma il peggio è che nessuno sa esattamente in che stato siano i reattori collassati: si teme addirittura una imminente “liquefazione” del suolo. L’operazione più pericolosa comincerà a novembre, quando sarà avviata la rimozione di 400 tonnellate di combustibile nucleare. Operazione mai tentata prima su questa scala, (…continua a leggere)

Fukushima, ti ricordi?

Quello che fuoriesce a Fukushima è … uno scampolo di verità! di Angelo Baracca

È singolare che le cronache riprendano quasi a caso, ogni tanto, le notizie allarmanti che riguardano Fukushima: ma non sorprende. La gente (e i media) ormai vogliono la spettacolarizzazione e la drammatizzazione, la follia quotidiana non fa notizia: e l’energia nucleare è una follia quotidiana, per chi voglia seguirla; e non solo a Fukushima. Così si protrae la resistibile sopravvivenza di questa dannata forma di produzione di energia (ormai il cavallo di battaglia di qualche anno fa di un “rilancio” è un po’ in disuso, et pour cause), e si protraggono tutti i problemi che essa comporta, a maggior profitto dei colossali interessi economici in gioco, e a molto minore vantaggio della sicurezza e degli interessi delle popolazioni locali e mondiale.

Veniamo al dunque. A Fukushima si denunciano la fuoriuscita di acqua contaminata, l’emissione di vapore, inspiegabile. Forse la minuscola novità è che la Tepco abbia ammesso la fuoriuscita di acqua, precisando immediatamente “nulla di preoccupante”. Ma la realtà è che a Fukushima tutto è inspiegabile e preoccupante, per la semplice ragione che nulla è sotto controllo, e che ormai i dati sulla contaminazione e le conseguenze (…continua a leggere)

Il nucleare intorno a noi

In una delle rare eccezioni in cui un referendum popolare ha avuto successo, noi italiani con il nucleare abbiamo deciso di non volerci più avere a che fare ma benché sul territorio del nostro Paese non è più possibile costruire centrali atomiche, i nostri vicini di casa europei che continuano a  farne largo uso,  ci mettono in una condizione di costante pericolo poiché, in caso di incidente in una delle loro centrali, i guai sarebbero anche per noi.

La parola d’ordine è “europeizzazione degli standard di sicurezza”.

Scrive Veroica Ulivieri su Greenews.info. Il commissario europeo per l’Energia Günter Oettinger ha presentato giovedì scorso la proposta di modifica della direttiva (…continua a leggere)

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